Uno dei bivacchi in parete © Amaury Fouillade
Un momento della salita © Amaury Fouillade
Le sezioni meno ripide della parete © Amaury Fouillade
In cresta © Amaury Fouillade
Un momento della salita © Amaury Fouillade
L'arrivo in vetta © Amaury Fouillade
La salita © Amaury Fouillade
La cresta sommitale © Amaury Fouillade
Un tratto di ghiaccio © Amaury Fouillade
La n.3 è la linea aperta dalla cordata coreana. I francesi sono passati alla sua sinistra © Amaury FouilladePeak 41, o True Mera Peak: una montagna di 6.648 metri nella regione del Mera Peak e del Chamlang, in Nepal. La lunga prima salita sulla nord est del Gmhm, Groupe militaire de haute montagne di Chamonix, porta la firma di Konrad Piontek, Clovis Paulin e Amaury Fouillade. La cima era stata scalata già due volte, ma mai da quel versante. Nel 2003 il Peak 41 era stato scalato da un gruppo di sloveni e nel 2016 da una spedizione coreana, che era poi stata prelevata da un elicottero di soccorso durante la discesa a causa del rischio di valanghe.
“Quasi” libera
“Abbiamo aperto una nuova linea al centro della parete Nord Est. L’abbiamo salita completamente in libera eccetto per un passaggio, perciò abbiamo inserito A1 tra i gradi” ha detto Amaury Fouillade, alpinista professionista del Groupe Militaire d’Haute Montagne di Chamonix, a Lo Scarpone. Le difficoltà assegnate a Bon Matin, appunto, sono ED+ 5+ M6 A1 90° per 1400 metri. Il nome della via è ispirato al buongiorno inviato ogni mattina alla squadra da Tendi Sherpa, un organizzatore della spedizione, che aveva seguito un gruppo di canadesi prima dei francesi. Inoltre, il nome si accorda al meteo osservato dagli alpinisti: dopo notti burrascose, c'erano sempre un paio d'ore di sole, intorno alle 6 del mattino.
Le condizioni quest’anno erano tutt’altro che facili, con moltissima neve fresca che rendeva difficoltoso ogni spostamento. “Altre agenzie di spedizione che si stavano dirigendo nella stessa zona hanno annullato le loro spedizioni in quest’area in quel periodo. Quindi eravamo soli nella valle, tra il Peak 41 e il Chamlang” ha detto Fouillade.
“Altre agenzie che si stavano dirigendo nella stessa zona hanno annullato le loro spedizioni in quest’area in quel periodo. Quindi eravamo soli nella valle" Amaury Fouillade
Bon Matin
“La via inizia con una parete ripida, con tiri di ghiaccio e neve difficili da proteggere. Seguono pendii nevosi non troppo ripidi, ma piuttosto pericolosi a causa di tutto il ghiaccio che poteva colpirci dall’alto” continua Fouillade.
Se il primo bivacco era stato abbastanza confortevole da permettere agli alpinisti di riposare, non si può dire lo stesso del secondo: “Abbiamo dormito seduti su una piccola cengia, con i piedi per metà nel vuoto, scivolando, e con la neve trasportata dal vento che entrava nei sacchi a pelo! Inutile dire che non siamo riusciti a dormire molto”.
La via continua con una terza parete, solcata da un canale di neve a 80-90°, che gli alpinisti hanno scelto come linea di salita. “È stato davvero complicato scalarla, soprattutto per i due secondi di cordata nei traversi, con zaini molto pesanti e senza ancoraggi da neve: per il capocordata erano essenziali. Anche proteggerla è stato difficile!”
Infine, la cresta: 300 metri di sviluppo e 200 metri di dislivello che hanno dato filo da torcere ai tre alpinisti. “La neve fresca era così profonda che è stato estenuante. Dopo aver raggiunto la vetta, siamo scesi lungo la parete Sud Est, con 13 calate prima di raggiungere il ghiacciaio” conclude l’alpinista.