'Oltre la vetta' con De Zaiacomo: un riflesso nello specchio e la storia di un mp3

Nella puntata live, il presidente del Gruppo Ragni di Lecco ricorda Matteo Pasquetto "aveva i miei stessi sogni" e Marco Anghileri. "Quando abbiamo recuperato il lettore, non funzionava. Ma quando lo abbiamo restituito alla famiglia è partito"

 

Registrata dal vivo al castello del Buonconsiglio, nell’ambito del Trento Film Festival, la puntata speciale di Oltre la vetta, il videpodcast condotto da Sofia Farina, è stata la prima del progetto che ha sperimentato la formula live: una conversazione davanti a un pubblico, in cui il racconto personale diventa esperienza condivisa, attraversando alcuni dei temi più profondi della serie: il lutto, il rischio, la memoria, la comunità e ciò che resta dopo una perdita in montagna. La nuova puntata è online nella sezione video de Lo Scarpone, oltre che sul canale YouTube del Club Alpino Italiano.

Dalle montagne di casa alle spedizioni

Matteo De Zaiacomo, protagonista della puntata, parte dalle sue montagne di casa, dalla Valtellina e dal legame familiare che lo ha portato fin da bambino verso la roccia e l’alpinismo. Da lì il racconto si apre alle Dolomiti e alle grandi spedizioni, alla Patagonia, al Cerro Torre: una montagna desiderata, immaginata e infine salita, insieme a Matteo Della Bordella e David Bacci. 

 

Ma quella via nuova, nata come sogno alpinistico, si carica presto di un significato molto più grande. Prima della partenza, la comunità dei Ragni e dell’alpinismo italiano viene colpita dalla morte di Matteo Pasquetto e Matteo Bernasconi; durante la spedizione, poi, l’incidente di Korra Pesce trasforma la gioia della cima in qualcosa di impossibile da separare dal dolore. "Le persone che erano venute a mancare erano di due generazioni differenti. Ma Matteo Pasquetto aveva praticamente la mia età e lo conoscevo bene. Quello che ci legava in maniera latente, in una maniera per cui potevamo capirci senza neanche parlarci era che vivevamo delle stesse passioni, delle stesse ambizioni. Ci alzavamo la mattina e volevamo andare a scalare le grandi montagne. Quindi, in un certo qual modo, quando immagini e pensi una persona della tua età che vive e si nutre di queste stesse cose...è come guardarsi a uno specchio no? Cioè tu vedi la tua immagine riflessa, il suo sogno, il mio sogno diventa tutto un insieme, no? E in quel momento, quando avevo saputo dell'incidente, è stato come vedere questo specchio con la mia immagine riflessa, rompersi in mille pezzi".

 

"Quando avevo saputo dell'incidente, è stato come vedere questo specchio con la mia immagine riflessa, rompersi in mille pezzi". Matteo De Zaiacomo

Confini sfumati

In questa puntata, De Zaiacomo racconta cosa significhi vivere nello stesso momento la realizzazione di un sogno e l’irruzione dell’incubo. E prova a dare voce a una complessità che spesso, nei racconti di montagna, viene semplificata troppo: non c’è solo la conquista, non c’è solo la tragedia. Ci sono sentimenti che si intrecciano, si confondono e diventano parte di un’unica esperienza, destinata a rimanere dentro chi l’ha vissuta.

La memoria collettiva

Nel racconto di Matteo, la cordata non è composta solo da chi sale fisicamente una parete, ma anche da tutte le relazioni, le amicizie, gli insegnamenti e le assenze che ciascuno porta con sé.

 

Da presidente dei Ragni di Lecco, De Zaiacomo riflette anche sul significato di custodire una storia collettiva fatta di imprese, visioni e successi, ma anche di incidenti, perdite e ferite. Il suo racconto attraversa la memoria di figure importanti dell’alpinismo lecchese e italiano, fino alla storia di Marco Anghileri e di un piccolo lettore mp3 recuperato sul Monte Bianco e restituito alla famiglia: un episodio intenso, un messaggio che arriva da un tempo sospeso, un punto di contatto tra chi non è più con noi, ma allo stesso tempo con noi, in un modo diverso, rimane.