L'orientamento è una delle competenze più importanti che si possono imparare in montagna © Noah Nothman - Unsplash
I sentieri di montagna sono grandi palestre di apprendimento © Juliane Liebermann - Unsplash
Rendere i bambini protagonisti, coinvolgendoli a pieno nelle decisioni, è un passo fondamentale © Mael Balland - Unsplash
Anche i bambini più piccoli possono essere coinvolti attivamente durante le escursioni in famiglia © Lisa PerilliQuando camminiamo in montagna con un bambino, quasi sempre siamo noi adulti a decidere tutto. Scegliamo il percorso, prepariamo lo zaino, indichiamo loro quando fermarsi, quanto bere e quale direzione prendere. È naturale che sia così: la responsabilità della sicurezza deve rimanere nelle mani dell’adulto.
Ma esiste una differenza importante tra garantire la sicurezza di un bambino e decidere costantemente al suo posto. L’autonomia, infatti, non compare improvvisamente a una determinata età, ma si costruisce lentamente, attraverso esperienze, tentativi, piccoli errori e responsabilità progressivamente maggiori. E la montagna può rappresentare un terreno eccezionale dove imparare a farlo.
Autonomia non significa cavarsela da soli
Diventare autonomi significa imparare progressivamente a scegliere, agire, risolvere piccoli problemi e percepirsi capaci di influire su ciò che accade. Il bambino partecipa sempre più attivamente alle decisioni che lo riguardano e acquisisce gradualmente la capacità di regolare il proprio comportamento. L’adulto non scompare ma, semplicemente, cambia ruolo. All’inizio mostra, spiega, accompagna e interviene molto da vicino. Con la crescita può progressivamente lasciare maggiore spazio all’iniziativa del bambino, continuando a rappresentare una presenza sicura a cui fare riferimento quando la situazione lo richiede.
Il genitore, quindi, non deve scegliere tra tenere sempre il bambino per mano e lasciarlo completamente solo. Tra questi due estremi esiste un territorio vastissimo, ed è proprio lì che l’autonomia si sviluppa.
Rendere i bambini protagonisti, coinvolgendoli a pieno nelle decisioni, è un passo fondamentale © Mael Balland - UnsplashUn sentiero pieno di domande
La montagna offre continuamente quesiti a cui rispondere. Dove e come prosegue il sentiero? Dove si trova il prossimo segnavia? Dove possiamo fermarci per una pausa? Quanto manca al rifugio?
Per un adulto esperto, le risposte a tali domande sono quasi automatiche. Per un bambino possono, invece, diventare preziose occasioni di apprendimento. Il problema è che spesso noi adulti interveniamo troppo presto, rispondendo immediatamente ad ogni quesito o dubbio. Naturalmente esistono situazioni in cui dare un’indicazione immediata è indispensabile, ma altre volte sarebbe più opportuno aspettare qualche secondo in più, lasciando che il bambino osservi, che formuli un’ipotesi, che provi a trovare una soluzione.
Anche sostituire un ordine con una domanda può cambiare profondamente l’esperienza. “Da che parte pensi che continui il sentiero?”, “Riesci a vedere il prossimo segnavia?”, “Come possiamo capire se stiamo andando nella direzione giusta?” La responsabilità della sicurezza continua ad appartenere all’adulto, ma il bambino comincia a diventare protagonista.
Imparare a orientarsi
Tra le competenze che possono essere sperimentate in montagna, l’orientamento rappresenta uno degli esempi più interessanti. La capacità di muoversi nello spazio e trovare un percorso, definita wayfinding, non compare già completamente sviluppata nei bambini, ma si sviluppa progressivamente durante l’infanzia e l’adolescenza.
I più piccoli tendono inizialmente a orientarsi utilizzando soprattutto riferimenti legati alla propria esperienza diretta. Con la crescita diventano man mano più capaci di integrare punti di riferimento diversi, comprendere le relazioni tra i luoghi e costruire rappresentazioni mentali dello spazio sempre più complesse. L’esperienza diretta svolge un ruolo importante in questo processo. Muoversi realmente in un ambiente, osservare ciò che ci circonda, scegliere una direzione e confrontare la propria decisione con ciò che accade permette di esercitare attenzione, memoria spaziale, pianificazione e capacità di correggere una scelta.
Un sentiero può diventare così una palestra di orientamento. Ai bambini più piccoli si può chiedere di cercare i segnavia o ricordare un punto caratteristico incontrato durante il percorso. Quelli più grandi possono iniziare a confrontare il terreno con una cartina, riconoscere alcuni elementi del paesaggio o provare a prevedere quale direzione prenderà il sentiero. Non si tratta di trasformare ogni escursione in una lezione di topografia, ma semplicemente di restituire ai bambini una parte dell’esperienza che spesso, senza accorgercene, viviamo al posto loro.
I sentieri di montagna sono grandi palestre di apprendimento © Juliane Liebermann - UnsplashIl diritto di sbagliare
Probabilmente uno degli ostacoli maggiori allo sviluppo dell’autonomia è la difficoltà degli adulti ad accettare l’errore dei bambini. Vediamo che stanno per sbagliare e interveniamo, anticipando le conseguenze. Lo facciamo con le migliori intenzioni: vogliamo proteggerli dalla frustrazione, dalla fatica e naturalmente dal pericolo. Ma un bambino al quale viene impedito di sbagliare non viene necessariamente protetto: a volte viene semplicemente privato della possibilità di imparare a correggersi.
Naturalmente non tutti gli errori sono uguali: dimenticare di mettere un oggetto non indispensabile nello zaino è diverso dal trovarsi senza l’abbigliamento necessario per affrontare un cambiamento delle condizioni meteorologiche.
La capacità dell’adulto consiste proprio nel distinguere tra gli errori che possono diventare esperienze e quelli che possono trasformarsi in pericoli. Quando l’errore è piccolo, reversibile e sicuro, può diventare uno straordinario strumento di apprendimento.
Piccole responsabilità crescono
Per diventare autonomi non servono grandi imprese, ma bisogna avere occasioni reali in cui esercitare l’autonomia. Si può cominciare affidando al bambino la responsabilità di preparare una parte del proprio zaino, naturalmente con una verifica finale adeguata all’età. Con la crescita, le responsabilità possono aumentare: leggere una parte della mappa, controllare la direzione, valutare quanto manca alla meta.
La caratteristica fondamentale è che il compito affidato sia autentico. I bambini comprendono perfettamente la differenza tra una responsabilità reale e un gioco in cui l’adulto ha già deciso tutto e finge soltanto di lasciarli scegliere. Sentirsi realmente coinvolti permette di sviluppare progressivamente fiducia nelle proprie capacità e senso di competenza.
Anche i bambini più piccoli possono essere coinvolti attivamente durante le escursioni in famiglia © Lisa PerilliFare un passo indietro
Con la crescita dei bambini, gli adulti devono imparare progressivamente a intervenire meno. Non significa diventare distratti, né rinunciare alla responsabilità. Significa imparare a osservare prima di agire, formulare una domanda invece di fornire immediatamente una risposta, accettare che il bambino utilizzi una strategia diversa da quella che avremmo scelto noi. E soprattutto tollerare quella piccola quota di incertezza che inevitabilmente accompagna ogni conquista di autonomia. Perché crescere significa progressivamente aumentare la distanza entro cui un bambino può esplorare il mondo sapendo di poter tornare a una base sicura.
Un bambino diventa autonomo non quando non ha più bisogno dell’adulto, ma quando, grazie alla presenza dell’adulto, scopre progressivamente di essere capace di osservare, scegliere, sbagliare e correggersi. La montagna può essere un luogo molto adatto in cui apprendere questo. Ma per permettere ai bambini di conquistare tale spazio, a volte siamo proprio noi adulti a dover affrontare la sfida più difficile: fare un passo indietro e lasciare che, almeno un po’, siano loro a cercare la strada.