Impareggiabili i ritratti umani di Chatwin
Una celebre immagine da In Patagonia
Bruce Chatwin
Il tema dell'abbandono, una costante del diario
La copertina di In Patagonia
La Patagonia è una terra che ha affascinato l'uomo ben prima della nascita dell'alpinismo e l'alpinismo stesso ha ritrovato in quella terra cruda e allo stesso romantica, ostaggio del vento e punteggiata di meraviglie verticali, le stesse sensazioni di libertà e scoperta regalate ai pionieri, ai migranti e ai fuggitivi che l'hanno battuta nei secoli.
In questa puntata di Pagine verticali, non vi proponiamo né la Patagonia di Charles Darwin né quella di Cesare Maestri, dei Ragni di Lecco o di Ermanno Salvaterra, ma lo sguardo e la penna di Bruce Chatwin, che ha saputo raccogliere nel suo In Patagonia una moltitudine di paesaggi di vita: volti raggrinziti dal sole, silenzi che sanno di passati da non risvegliare, mani che hanno lavorato la terra con umiltà e dedizione, spesso senza ricompensa.
Una penna benedetta
In Chatwin il dono della scrittura si manifesta con la semplicità di un tratto chiaro e preciso. Il racconto è un resoconto - anno 1977- del viaggio che l'autore intraprende attraverso la Patagonia argentina e cilena, con il pretesto di ricostruire le vicende di un suo lontano parente, il capitano Charles Amherst Milward e delle origini di un reperto, un brandello di pelle di milodonte. La mitica creatura che aveva stimolato la fantasia del bambino diventa così una sorta di animale guida, che accompagna l'autore in una esplorazione personale di terre e storie lontane e ignote.
Il suono della Patagonia
Il racconto di Chatwin può apparire a una lettura superficiale un vagare a tratti perfino senza meta, un incedere incerto, condito da digressioni tra lo storico e le mille suggestioni dei tanti incontri del suo viaggio. È invece - e questo è più facile da comprendere per chi quelle terre le ha visitate- un assecondare lo stesso respiro a tratti malinconico della Patagonia. Come il vento feroce di quella terra è capace di spazzare via volontà e progetti, può trasformarsi anche in una cantilena che accompagna il destino delle persone, esistenze quotidiane immerse in un ambiente straordinario e severo. Non è semplice scegliere un estratto di In Patagonia, ma sicuramente sono i ritratti umani frutto dei vari incontri che costellano il viaggio di Chatwin a rendere prezioso il libro.
"Scendendo a Comodoro Rivadavia traversai un deserto di pietre nere e arrivai a Sarmiento. Era un altro polveroso reticolo di edifici di lamiera, situato su una lingua di terra arabile fra il Lago Musters spumeggiante di acque color turchese e la distesa verde-fango del Lago Colhué-Huapi (...). Il cittadino più eminente del paese era però il lituano Casimir Slapelic. Cinquant'anni prima aveva scoperto nella barranca il dinosauro. Ora, sdentato, calvo, a metà strada fra i settanta e gli ottant'anni, era uno dei piloti d'aeroplano più vecchi del mondo. Tutte le mattine indossava la sua tenuta di volo di grossa tela bianca, arrivava sua Moskva all'Aero Club e si lanciava col suo vecchio monoplano verso le tempeste. Il rischio non faceva che aumentare la sua fame di vita.
Il vento gli aveva lucidato il naso, colorandolo di un pallido lilla. Lo incontrai a pranzo, che stava versando cucchiaiate di bortsch nel globo d'avorio della sua testa (...). Sua moglie era morta e lui, per bontà e per aver compagnia, aveva adottato una giovane coppia india. La ragazza, seduta contro la parete bianca, allattava il suo bambino e divorava gli ospiti con occhi lucenti come mica.
Casemir Slapelic era un tipo eccezionale. Prima aveva fatto di tutto per diventare aviatore. Adesso gli sarebbe piaciuto andare sulla luna.
«Vi farò volare sul mio aereo» disse.
«Chissà» risposi.
«Vi farò volare sopra il Deserto Dipinto».
Tirava un vento quasi da uragano.".
Buona lettura.