Esemplare adulto di Stephanopachys linearis © Luca Anselmo
Il Rocciamelone (3538 m) sgombro di neve fresca a fine ottobre 2022 © Daniele Cat Berro
Sotto la corteccia annerita di un larice sopravvissuto a un incendio può nascondersi una storia lunga quasi un secolo. È quella di Stephanopachys linearis, un piccolo coleottero (mezzo centimetro di lunghezza) legato ai boschi di conifere, che il biologo Luca Anselmo ha ritrovato nelle Alpi Occidentali italiane dopo novant'anni di assenza dalle osservazioni scientifiche. Una scoperta che non rappresenta soltanto il ritorno di una specie ritenuta quasi scomparsa dal nostro Paese, ma modifica anche il quadro della sua tutela a livello nazionale ed europeo.
Il ritrovamento, pubblicato sulla rivista Biogeographia, è avvenuto in Valle di Susa, sui versanti del Rocciamelone, dove il ricercatore dell'Università di Torino ha individuato diversi esemplari sotto la corteccia di pini silvestri e larici ancora vivi, ma segnati dal grande incendio che nell'autunno del 2017 interessò i boschi alle pendici del Rocciamelone e lungo i versanti esposti a sud della bassa valle. Si tratta della prima conferma moderna della presenza della specie in Italia, lo studio è stato pubblicato lo scorso 31 luglio 2026 sulla rivista scientifica Biogeographia – The Journal of Integrative Biogeography.
Ultimi avvistamenti nel 1937
Fino a oggi Stephanopachys linearis era noto nel nostro Paese soltanto grazie a tre esemplari conservati in museo, raccolti in Friuli nel 1937. Da allora nessuno lo aveva più osservato. La mancanza di dati recenti aveva avuto conseguenze anche sul piano della conservazione: benché la specie sia inserita nell'allegato II della direttiva habitat, non figurava ufficialmente tra quelle presenti in Italia e non rientrava quindi nei programmi nazionali di monitoraggio previsti dalla normativa europea. La nuova segnalazione cambia questo scenario. La presenza accertata del coleottero rende infatti necessario inserirlo nelle future attività di monitoraggio e rafforza il ruolo della rete Natura 2000 nella sua tutela. Alcuni esemplari sono stati rinvenuti anche all'interno del sito Rete Natura 2000 "Rocciamelone" gestito dalle Aree Protette delle Alpi Cozie, confermando il valore di quest'area per la conservazione della biodiversità alpina.
“Il mio lavoro di ricerca - racconta Anselmo - si è svolto nell'ambito del dottorato di ricerca presso il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell'Università di Torino sotto la responsabilità scientifica di Simona Bonelli, con Enrico Caprio come co-tutor. Sapevo che lo S. linearis era stato avvistato nella regione francese del Queyras: perché non cercarlo anche al di qua dello spartiacque? Si tratta di una specie maggiormente diffusa nei paesi scandinavi perché la sua distribuzione è prettamente boreoalpina. Nelle Alpi si tratta di un relitto glaciale migrato verso sud durante le glaciazioni e poi sopravvissuto nelle aree più in quota dove ha trovato condizioni climatiche più simili a quelle delle sue terre d'origine. Ma la sua vera particolarità sono le caratteristiche pirofile che spiegano perché è rimasto così a lungo inosservato. Vive infatti quasi esclusivamente negli strati più interni della corteccia di conifere danneggiate, soprattutto alberi sopravvissuti agli incendi”.
"Vive quasi esclusivamente negli strati più interni della corteccia di conifere danneggiate, soprattutto alberi sopravvissuti agli incendi”. Luca Anselmo
Proprio questa stretta dipendenza da habitat effimeri rende il coleottero estremamente difficile da individuare. Le normali trappole utilizzate per monitorare gli insetti risultano poco efficaci: per trovarlo è necessario ispezionare direttamente la corteccia degli alberi incendiati, cercando minuscoli fori di sfarfallamento e le gallerie scavate sotto la superficie. Un lavoro paziente e altamente specialistico, che spiega come la specie possa passare inosservata anche in territori studiati da decenni.
Il valore del ritrovamento
La scoperta assume inoltre un significativo valore biogeografico. La popolazione individuata in Valle di Susa dista appena una cinquantina di chilometri da quelle già note nel massiccio francese del Queyras. Più che indicare una recente espansione dell'areale, il ritrovamento suggerisce che la specie fosse presente da tempo anche sul versante italiano delle Alpi, ma che fosse semplicemente sfuggita alle ricerche.
Questa vicenda ricorda quanto la biodiversità delle montagne sia composta anche da organismi poco appariscenti, la cui presenza rivela l'equilibrio e la complessità degli ecosistemi forestali. Insetti come Stephanopachys linearis svolgono infatti un ruolo importante nei processi di trasformazione del legno e rappresentano preziosi indicatori della qualità ecologica dei boschi. In un contesto in cui gli incendi forestali sono destinati a diventare più frequenti anche sulle Alpi, conoscere ciò che accade dopo il passaggio del fuoco diventa sempre più importante. Gli alberi anneriti non raccontano soltanto una ferita del paesaggio: per alcune specie rappresentano un habitat insostituibile, dal quale dipende una parte della biodiversità più discreta e meno conosciuta delle nostre montagne.