'Parole in quota': quando la poesia incontra la montagna

Da questa settimana introduciamo uno spazio dedicato a una modalità oggi poco diffusa di sentire e trasmettere "l'andar per monti". Paola Loreto ci accompagna verso l'alto con il suono della sua scrittura, iniziando da 'Far giornata'
Paola Loreto su Punta Finale, in Val Senales © Daniele Bonini

Parole in quota è una rubrica che vuole raccontare l’esperienza della montagna con le parole della poesia. Dopo Antonia Pozzi, Paola Loreto sta provando, da sempre, a farlo, fino a dedicare alla montagna il suo libro In quota – riedito da Interlinea nel 2024 con il titolo In quota e altre ascese, ormai divenuto un piccolo classico della
poesia di montagna. Come cita Enrico Camanni nella quarta di copertina, "si fa presto a dire montagna, e a scrivere di vette cieli e nevi incantate, ma per passare dalla retorica alla poesia serve verità, ed è un mestiere difficile. La salita verso la cima è fatta di luci e ombre, felicità e ansia, incanto e delusione. Proprio come la
vita vera, e i suoi misteri". 

Le puntate che si susseguiranno presentano ognuna un testo poetico in cui Paola Loreto dà voce alle emozioni che la montagna suscita in chi la sale e la osserva con attenzione, corredato da una prosa poetica che ne esplora i significati e dalla rammemorazione dell’occasione che ha sollecitato la poesia.

PAROLE IN QUOTA

di Paola Loeto

“Far giornata” in montagna è quando parti e stai via abbastanza da far succedere un sacco di cose. Prima hai sonno (se è molto presto e non ci sei abituato) e il corpo è “incordato” (ha sonno anche lui, fino a quando l’ora della sveglia si riallinea al ciclo circadiano). E ti dà fastidio tutto: lo zaino pesante, la gente che parla, il caldo (o il freddo). Ma soprattutto il pensiero di quello che ti aspetta. Poi, gradualmente, il moto si mangia tutto e – soprattutto – trasforma il corpo. Che poi è una cosa sola con la mente. Diventi leggera. Le gambe si bevono il sentiero. Ti accorgi di ogni cosa: la polla d’acqua limpida e azzurra lungo il corso del ruscello, il grido della poiana, il profumo del timo di montagna arroventato dal sole (o il pizzicare del freddo secco nelle narici). Pensi chiaramente, perché vedi chiaramente le idee e le soluzioni, perfino del dilemma che non ti ha fatto dormire. Scrivi una poesia. Mens sana in corpore sano. L’altura rarefà l’aria. C’è spazio, c’è tempo: puoi respirare. Le emozioni si intensificano via via che i muscoli si scaldano in salita. La fame è quella vera: del panino più essenziale, che in vetta è il più buono del mondo. In discesa è tutto un burro: la carne, l’umore. Accarezzeresti il mondo. Sei un altro, diverso da chi è partito. Felice: migliore.

 

Far giornata

 

È stato come

le altre volte. Ho bucato

la nebbia su per il monte

dove gela la pelle in superficie

se sudi. Ho ascoltato

il cuore palpitare

sui sassi.

Mi tenevan compagnia,

come al solito, i corvi.

Volano neri e superiori,

con rare grida improvvide

e molta stasi nel planare.

La sete e la fame hanno

nuove papille, in alto.

E poi c'è il tempo

e la pazienza di calare.

La danza delle anche

che han mangiato il moto.

E poi il riposo: il calore

che emana la carne

asciutta e intenerita.

Far giornata è la prima poesia “di” montagna che ho pubblicato, nell’Acero rosso, la mia prima raccolta di poesia (Crocetti 2002). Ho osato: non andava di moda, allora, parlare di montagna o di ambienti naturali. È diventata un piccolo classico della mia produzione. I tempi sono cambiati e stiamo felicemente comprendendo che: siamo anche animali, e come tali apparteniamo a un ecosistema fatto di relazioni, e quando ce ne ricordiamo siamo più felici. E non scordarlo più forse ci permetterà di salvarci.