La parete Rupal © Simone Moro
Petrecek e Holecek nel 2018 © Tomas Petrecek
La spedizione canadese-statunitense nel 1988 © Barry Blanchard
Reinhold e Gunther Messner © Reinhold Messner
La sezione superiore della parete Rupal. (1) tentativo Holecek-Petrecek nel 2018; (2) Messner Route, 1970; (3) Central Pillar, via Anderson-House nel 2005. © Lee Young-Jun Collection via the American Alpine JournalTomáš Petreček e Marek Holeček tornano sulla parete Rupal del Nanga Parbat, otto anni dopo il tentativo del 2018. Allora, i due avevano tentato di aprire una via vicino a quella salita dai fratelli Messner nel 1970, ma avevano dovuto ritirarsi a 300 metri dalla vetta a causa delle condizioni avverse. I due alpinisti cechi hanno annunciato una nuova spedizione sul versante sud dell’ottomila pakistano, in partenza in questi giorni.
La parete Rupal
La parete Rupal è considerata la più alta della Terra: si sviluppa infatti per 4.600 metri dal fondovalle fino agli 8.125 metri della vetta del Nanga Parbat, in una sequenza continua di pendii di ghiaccio, pilastri rocciosi e canali valanghivi. Infatti, le pareti sud del Namcha Barwa (alta tra i 5.282 e i 5.782 metri) e del Gyala Peri (alta tra i 4.794 e i 5.294 metri) sono entrambe più alte della Rupal, ma sono interrotte da pendii di scarsa pendenza, che ne inficiano la continuità verticale.
La Rupal è anche una delle grandi pareti himalayane più raramente salite. È infatti stata completata solo una dozzina di volte, lungo un numero molto limitato di itinerari.
I fratelli Messner e la prima salita
La storia alpinistica della Rupal inizia nel 1970 con la prima salita del Nanga Parbat lungo lo sperone sud/sud-est da parte di Reinhold e Günther Messner. Dopo la vetta, i due, non riuscendo a scendere per la Rupal a causa del meteo e del mal di montagna di Günther, decisero quindi di scendere per la parete Diamir, lungo lo Sperone Mummery. La discesa si trasformò in una tragedia: Günther Messner non fece ritorno, probabilmente travolto da una valanga. L'episodio è stato al centro di una polemica durata decenni: alcuni membri della spedizione avevano accusato Reinhold di aver abbandonato Gunther al suo destino per effettuare la discesa lungo un altro versante, per la propria gloria personale.
Messner ha sempre respinto queste accuse, affermando che Günther fu travolto da una scarica di ghiaccio e morto durante la discesa. Nel 2005, a conferma della sua versione, alcune guide pakistane rinvennero sul versante Diamir i resti dello scalatore, successivamente identificati tramite l'esame del DNA come quelli di Günther. La polemica si è placata definitivamente nel 2022, quando è stato ritrovato alla base della montagna anche lo scarpone appartenuto a Günther, fornendo un'ulteriore prova del percorso effettuato dai due fratelli e scagionando definitivamente Reinhold dalle accuse più gravi. L'impresa è raccontata nel documentario Nanga Parbat, di Joseph Vilsmaier.
La via percorsa dai fratelli Messner è stata ripetuta solo molti anni dopo, nel 2005, da una spedizione sudcoreana.
Le grandi linee della parete
Dopo la scalata dei Messner, nel 1985 una spedizione polacco-messicana guidata da Pawel Mularz aprì una nuova via sulla parete Rupal per lo sperone sud-est. Durante questa scalata, Anzdrej Samolewicz sopravvisse a una caduta di 600 metri, ma una valanga uccise Piotr Kalmus tra campo 1 e campo 2.
Nel 1988 i canadesi Kevin Doyle, Ward Robinson e Barry Blanchard, con lo statunitense Marc Twight, tentarono una ripetizione della via seguita dai Messner. In due giorni e mezzo, superarono i primi 3170 metri della parete, per poi spingersi fino alla quota di 7700 metri. Qui, il meteo iniziò a peggiorare, con l'arrivo di una tempesta di fulmini e di varie valanghe. Gli alpinisti riuscirono miracolosamente a scendere illesi, evidenziando le complessità di questa linea e rafforzandone la reputazione come osso durissimo del Karakorum.
Nel dicembre 2012, il francese Joel Wischnewski tentò un'ambiziosa scalata in solitaria del pilastro sud est della Rupal, e non ha mai fatto ritorno. Il corpo è stato trovato il 10 ottobre 2013 a una quota di 6100 metri.
Nel 2005 Vince Anderson e Steve House aprirono una nuova via sulla Rupal per il pilastro centrale. I due salirono in stile alpino e furono premiati con il Piolet d’Or per questa nuova via di 4100 metri (M5, 5.9, WI4).
Dal 1988 ad oggi ci sono stati otto tentativi sulla parete Rupal in inverno, tutti falliti a causa delle condizioni estreme. L'ultimo è stato quello di Hervé Barmasse e David Goettler nel 2021-22: i due si sono fermati a 5670 metri sulla via Schell per il maltempo e l'elevato rischio valanghe. Dunque, sebbene la vetta del Nanga Parbat sia stata raggiunta per la prima volta in invernale nel 2016 da Simone Moro, Alex Txikon e Ali Sadpara, la parete Rupal rimane inviolata in inverno.
I cechi: Petreček e Holeček
È qui che entrano in gioco Petreček e Holeček, due tra gli alpinisti più forti della Repubblica Ceca, entrambi conosciuti per le loro salite esplorative in stile alpino. Holeček ha ricevuto il Piolet d'Or nel 2018 per la sua salita in stile alpino della parete sud-ovest del Gasherbrum I con Zdeněk Hák. Nel 2022, Petrecek ha partecipato alla spedizione che tentava la salita della ovest del Masherbrum nel 2022 e ha salito due Ottomila, tra le molte imprese.
Nel 2018 la cordata ceca aveva tentato di aprire una nuova linea in stile alpino sulla parete. Inizialmente, i due avevano intenzione di tracciarla sulla destra della Anderson-House sul pilone centrale. Tuttavia, il maltempo e l'abbondanza di neve fresca li aveva fatti ripiegare su una linea più vicina a quella dei fratelli Messner. Dal canale Merkl Rinne in poi, i due avevano deviato sugli speroni rocciosi, fino a raggiungere circa 7.800 metri di quota. Si erano poi ritirati a circa 300 metri dalla vetta a causa dei fortissimi venti, per scendere lungo la parete Rupal.
La spedizione di quest'anno avrà lo stesso obiettivo: gli alpinisti non hanno ancora rilasciato informazioni precise, ma tutto lascia supporre che riprenderanno la salita da dove l'hanno lasciata.