There is always something, la via liberata in Perù © IG Malik Schirawski
Panoramica della zona di arrampicata nelle vicinanze di Pitumarca, Cusco, Perù © IG Malik Schirawski
Arlo in arrampicata in Perù © IG Malik Schirawski
Malik su La Cancion del Cuy © IG Malik Schirawski
In parete © IG Malik Schirawski
I tre ragazzi durante la spedizione © IG Malik Schirawski
Un momento della spedizione © IG Malik SchirawskiI monotiri di 9a non sono più una rarità, anche se rimangono lo spartiacque che divide il mondo dell'elite dell'arrampicata sportiva da quelli comunque bravissimi, ma non al top della disciplina. Se però porti il grado oltre i 4mila metri, è un record, anche se chiaramente si sono viste performance “assurde” anche solo in Europa. Vie come Histoire sans fin sul Petit Clocher du Portalet o la Lafaille al Petit Dru incontrano difficoltà estreme sul Monte Bianco e su multipitch di elevatissimo ingaggio. Comunque, un 9a a 4500 metri di quota è una novità, doppia se consideriamo che la via in questione è stata aperta in Perù.
Dalla falesia all'alta quota
Malik Schirawski ha 21 anni e grinta da vendere. Dopo aver trascorso gran parte della sua adolescenza a stringere tacche sulle sue pareti di casa o sulle prese della sua palestra, a 18 anni ha deciso che era ora di cambiare rotta. Tre anni dopo è partito per una spedizione in Perù, dove ha aperto il primo 9a del Paese a 4500 metri di quota, giocando un gioco totalmente diverso di quello a cui era sempre stato abituato. “Ho sempre corso per quanto riguarda l’arrampicata. Scalavo nelle falesie locali. Che sono nella mia comfort zone. Arrivavo con la mia macchina, mi scaldavo in palestra, andavo a scalare su vie di nono grado in Spagna, dove le condizioni sono piuttosto buone. In Perù tutto mi sembrava una corsa a ostacoli: non ero abituato al cibo, all’altitudine, a dormire a più di 4000 metri al freddo. È stata una combinazione tra spedizione e arrampicata sportiva” ha detto Schirawski a Gripped.
Tutto è iniziato da una foto. Malik e l’amico britannico Arlo Rogers parlavano della dimensione dell’avventura nell’arrampicata sportiva, di cercare qualcosa che andasse oltre il grado. Il tedesco ha preso in mano il telefono e trovato una foto di una guglia in Perù, chiodata da Charlotte Dusseailles di Coldhouse media. “Anche fosse per un solo metro, vorrei davvero mettere le mani su questa via” ha detto Malik all’amico.
Si parte
Sei mesi dopo, anche Josh Ibbetson era a bordo. I tre si sono seduti davanti alla vista globale di Google Maps in un bar a Santa Linya e hanno deciso che sarebbero andati in Perù, località Pitumarca, per vedere con i loro occhi cosa c’era laggiù. Alcuni brand hanno sponsorizzato il viaggio, permettendo ai tre giovanissimi di portare con sé materiale per chiodare nuove vie. “Amo l’avventura e questo senso di incertezza. Lo trovo nell’allenamento, nell’arrampicata sportiva, nel provare nuovi progetti. Ma voglio davvero vedere nuovi angoli di mondo, e l’arrampicata è il mio strumento per farlo” ha continuato Malik.
Una volta sul posto, i tre sono stati accolti da Jorge Sirvas Milla, detto Coco. Una leggenda locale. “Senza di lui, non ci sarebbe una storia da raccontare. Chioda vie in questa zona da 12 anni, e non ci sono progetti chiusi. Non capita spesso di vedere una persona locale così aperta nell’accogliere stranieri e dare loro tutte queste informazioni”.
Amo l’avventura e questo senso di incertezza. Lo trovo nell’allenamento, nell’arrampicata sportiva, nel provare nuovi progetti. Ma voglio davvero vedere nuovi angoli di mondo, e l’arrampicata è il mio strumento per farlo. - Malik Schirawski
La Canciòn del Cuy
I ragazzi non avrebbero mai immaginato il potenziale di quella valle incastonata nelle Ande peruviane. “Un maestoso scudo appollaiato sul versante della montagna. Valeva ogni minuto dell’ora e mezza di avvicinamento. E le linee urlavano per essere chiodate” scrive Schirawski su Instagram. I tre individuano una linea, quella che diventerà la Cancion del Cuy, e iniziano a chiodare. “La parte alta sembrava scalabile dal basso, ma quando ci arrivavi le prese iniziavano a scomparire, o a essere rivolte dalla parte sbagliata. Solo una canna di calcare poco profonda offriva un minimo di possibilità”.
Ma un giorno le stelle si allineano, e Malik trova una sequenza che funziona. “Il giorno della salita in libera è stato speciale. Tutta la squadra era in sosta, quattro persone in mezzo alle Ande a condividere spit, risate e tentativi”.
Altre salite
I tre hanno inoltre realizzato la prima salita in libera di There is always something, chiodata da Coldhouse e indicata da Coco come tiro da liberare. Poi, si sono dedicati ad attrezzare (e ovviamente salire in libera) Cafè y Coca, 8c. “Realizzare questa salita con Arlo e Josh è uno dei ricordi più belli di questo viaggio. Vedere Arlo chiodare la linea, poi combattere per salirla insieme a Josh, ha reso tutto il processo ancora più incredibile. Andate a provare queste vie, sono speciali” ha concluso Malik su Instagram.