Senza filtri, una via per Cristian Brenna © Tommaso Lamantia
Senza filtri, una via per Cristian Brenna © Tommaso Lamantia
Senza filtri, una via per Cristian Brenna © Tommaso Lamantia
Senza filtri, una via per Cristian Brenna © Tommaso Lamantia
Senza filtri, una via per Cristian Brenna © Tommaso Lamantia
Senza filtri, una via per Cristian Brenna © Tommaso Lamantia
Senza filtri, una via per Cristian Brenna © Tommaso Lamantia
Senza filtri, una via per Cristian Brenna © Tommaso Lamantia
Senza filtri, una via per Cristian Brenna © Tommaso Lamantia
Tra il 6 settembre 2025 e il 9 settembre di quest'anno, Max Faletti, Berni Rivadossi, Matteo Della Bordella e Tommaso Lamantia hanno aperto a spit, in due distinte sessioni, la via Senza filtri, (270 metri, 8b+/c max, 7c obbligatorio) a Wendenstöcke, in Svizzera. La via, che conta 7 tiri, si sviluppa nel settore Mahren, a sinistra del pilastro Letzter Mohicaner ed è dedicata a Cristian Brenna, scomparso sul Biaina il 3 giugno dell'anno scorso. Brenna era un caro amico di Max, Berni e Matteo, che hanno trovato modo di ricordarlo su roccia e, grazie alla parole di Faletti, anche su carta.
Un piccolo segno per Cristian
di Max Faletti
Dopo la scomparsa di Cristian Brenna, il legame che ci univa a lui ci ha spinto a cercare un modo per ricordarlo attraverso ciò che più di ogni altra cosa apparteneva alla sua vita: la montagna. Io e Berni Rivadossi decidiamo così di dedicargli una prima salita, chiamandola Senza filtri.
È maggio quando telefono a Matteo della Bordella per coinvolgerlo nel progetto. Matteo accetta.
5 giugno 2025. La meta è la mecca dell’arrampicata tecnica in Svizzera. Arriviamo in Wendenstöcke. Siamo lì anche grazie alla conoscenza profonda che Matteo ha di questa parete e di questa valle.
Il fratello aveva già intravisto una linea che sembrava promettente, nel settore Mahren, a destra di una cascata effimera formata dallo scioglimento delle nevi primaverili, che precipitano dai canali della parte alta della parete. È un luogo magnifico e severo. Al centro, la parete si impenna in una grande zona aggettante che cattura immediatamente il nostro sguardo.
La mattina iniziamo l’avvicinamento. Saliamo lungo ripide rampe d’erba, roccette e belle balze di roccia. Anche l’avvicinamento ha già il carattere della parete: terreno esposto, passaggi delicati e quei tratti in cui un errore non concede seconde possibilità. Qui cadere significa arrivare direttamente a valle. Quando finalmente raggiungiamo la base, ci accorgiamo che una via già esistente solca la parete.
Decidiamo di seguirla per i primi tre tiri, fino a raggiungere lo strapiombo. Ed è lì che troviamo una corda fissa. La linea prosegue verso destra, dentro un enorme diedro.
Yeppa!
Lo strapiombo, invece, è completamente libero. Non perdiamo tempo. Berni e Matteo iniziano a misurarsi con il Bombettone, affrontando i primi tentativi. Sul tiro chiave allungano le distanze tra gli spit: i run-out cominciano a diventare importanti e la parete chiede subito di essere presa sul serio. Io affronto lo strapiombo con le jumar. Non è ancora nelle mie possibilità salirlo in libera, ma voglio esserci, voglio vedere quella linea da vicino. Berni riesce a uscire dal tiro e io mi ingaggio su un altro tratto, leggermente strapiombante, che sarà poi completato da Matteo.
In tre giorni raggiungiamo la cima. Sembra l’inizio della storia. Invece passerà più di un anno prima che torniamo su quella parete. Nell’autunno, dopo il Climb&Clean, avevamo previsto di tornare a Wenden insieme a Matteo. Ma alcuni impegni familiari ci costringono a rimandare.
Ed è proprio durante il Climb&Clean, davanti a una cena con gli amici di Matteo, che incontro Tommy Lamantia.
Gli raccontiamo del progetto. Lo invitiamo a unirsi a noi. Tommy accetta. Si riparte. Altri tre giorni. Questa volta la parte bassa della via è ancora da aprire. Il primo tiro lo chiodo io. Il secondo viene affrontato da Tommy, mentre Berni torna sul tiro chiave, ancora da liberare, utilizzando le corde fisse che avevamo lasciato l’anno precedente.
Il secondo giorno arrivano i primi risultati. Riusciamo a liberare i due tiri. Poi Berni si concentra sul tiro chiave. Quattro tentativi. Quattro volte la parete gli chiede tutto. La pelle delle dita è ormai consumata, le forze iniziano a mancare, ma continua a provarci fino a quando è costretto a fermarsi per le sue condizioni fisiche e per le condizioni ambientali non proprio favorevoli.
La mattina dopo le temperature sono finalmente dalla nostra parte cosi Berni torna sul tiro chiave.
“…questa volta la parete concede a Berni qualcosa in più. Sale. Passo dopo passo, movimento dopo movimento, supera il tiro che per così tanto tempo ci aveva tenuti lì”. Max Faletti
Questa volta la parete concede qualcosa in più. Sale. Passo dopo passo, movimento dopo movimento, supera il tiro che per così tanto tempo ci aveva tenuti lì. Poi continuiamo insieme. E alla fine arriviamo in cima.
La linea è compiuta. Senza filtri rimane lì, sulla parete di Wenden, come un piccolo segno lasciato per Cristian. Non servono molte parole. Solo la roccia, gli amici, la montagna.
Grazie, Montagna.
Grazie, Natura.