Il Tahu Rutum © Lee Harrison
La Ovest del Tahu Rutum © American Alpine Club
Foto di vetta per Caldwell-Vanhee © Siebe Vanhee
Sean Villanueva, in un momento di scalata nella Terra di Baffin © Archivio Ragni della Grigntta
Un momento dell'apertura della via © IG Symon Welfringer
Pete Whittaker © Mathew WrightÈ tempo di scaldare i motori per Siebe Vanhee, Sean Villanueva O’Driscoll, Pete Whittaker e Symon Welfringer. Una squadra d’eccezione è già in viaggio verso il Pakistan. Nel mirino il Tahu Rutum, una cima oltre i 6600 metri, nei pressi del ghiacciaio Biafo, a Sud Est del Kanjut Sar, nel Karakorum pakistano. Questa cima è stata raggiunta una sola volta nel 1977 da una cordata giapponese guidata da Nobuo Kuwahara per la cresta sud ovest. I giapponesi erano saliti nello stile da spedizione del tempo, montando numerosi campi e facendo largo uso di corde fisse per superare muri verticali e tiri di misto, come riportato dall’American Alpine Club.
Pare che l’obiettivo di Vanhee, O’Driscoll, Whittaker e Welfringer sia la parete ovest del Tahu Rutum, la più verticale, ancora mai del tutto scalata. Tuttavia non è ancora chiaro come abbiano intenzione di muoversi.
La squadra è composta da alcuni tra i migliori alpinisti di bigwall in circolazione. O’Driscoll non ha bisogno di presentazioni: solo per dirne due, ha vinto il Piolet d’Or nel 2022 per il Fitz Roy Moonwalk Traverse e nel 2024 ha scalato per la prima volta in libera la leggendaria Riders on the Storm sulla Torre centrale del Paine insieme a Siebe Vanhee, Nico Favresse e Drew Smith.
Vanhee si è recentemente fatto notare per la salita in libera alla Torre Centrale del Paine in meno di ventiquattr’ore, insieme a Tommy Caldwell.
Welfringer, anche lui forte alpinista già attivo in Himalaya e Karakorum, viene da un inverno di fuoco per le nuove vie di misto sulle Alpi, come Kairos sul Mont Blanc du Tacul. L’anno scorso era già stato in Pakistan, per tentare di aprire una nuova via sul Gasherbrum 4, senza successo.
Infine, Pete Whittaker è considerato uno dei più forti scalatori in fessura al mondo, e ha in curriculum numerose prime salite flash e in velocità a Yosemite.
L’avventura di Kyle Dempster
Nel 2008 lo statunitense Kyle Dempster aveva tentato la salita in solitaria della parete ovest, aprendo 1300 metri di linea e superando difficoltà fino ad A3 in arrampicata artificiale e fino a 60° di ghiaccio. Uscito sulla cresta di neve e ghiaccio che conduceva fino in cima, Dempster aveva deciso di abbandonare l’impresa, tornando indietro a circa cento metri dalla vetta.
“Sognavo un’avventura in solitaria su una remota cima del Karakorum come un modo per allontanare le distrazioni e le comodità, e per rispondere a una domanda. Quanro ero disposto a dare alla montagna?” ha scritto a suo tempo Dempster in un avvincente reportage su Alpinist Magazine.
“Dopo quattro giorni di avvicinamento, i portatori hanno lasciato le mie cose alla confluenza tra i ghiacciai Khani Basa e Hispar. Li ho guardati cominciare la lunga camminata di ritorno verso il loro villaggio e le loro famiglie. Solo sulla piana che un tempo era stata coperta dal ghiacciaio, ho brindato alla mia prima vista della torre incantata. Ero lì! La piramide di granito sembrava una navicella spaziale, con il naso puntato al cielo. Immaginavo la montagna come fosse fatta per portarmi via da un mondo di routine, allungando i confini del mio essere”.
Dopo settimane di trasporto dei materiali alla base della linea e diciassette giorni in parete, tra cui diversi di intense nevicate, Dempster sferrò il suo attacco alla cima. Preparò uno zaino con l’ultima barretta energetica e la penultima scatoletta di tonno e si dedicò agli ultimi facili pendii nevosi. “Il sentiero fino alla vetta era chiaro. Ma mi sono fermato. Forse ero preoccupato dalle nuvole grigie o dal vento, o dalla lieve nevicata che mi solleticava il viso. Ma soprattutto, non volevo più salire. Il riflesso di me stesso sulla vetta era un miraggio. Il luogo era diventato arido, non c’era più luce”. Per questo, Dempster decise di affrontare la discesa, che gli richiese cinque giorni, di cui quattro a digiuno, fino ad arrivare al campo base dove i portatori erano tornati a cercarlo.
“Dal 2008, ogni anno almeno un alpinista mi ha contattato per avere informazioni sul Tahu Rutum. Diversi lo hanno tentato". Kyle Dempster
“Dal 2008, ogni anno almeno un alpinista mi ha contattato per avere informazioni sul Tahu Rutum. Diversi lo hanno tentato. Ricordando i sistemi di fessure di quella parete e il caratteristico granito, mi domando quale sia il suo potenziale per l’arrampicata in libera. Senza dubbio, quella linea sulla parete Ovest rimane inconclusa” scrive l’alpinista in una postilla al reportage.
Kyle Dempster è morto nel 2016 sull’Ogre II, insieme a Scott Adamson.
Altri tentativi
Nel 2013 una cordata coreana guidata da Chang Kwi-yong aveva tentato di nuovo la scalata, ma Sim Kwon-sik, che stava scalando da primo, fu colpito da un sasso durante la salita. Così i compagni lo portarono al campo 1 a quota 5100 metri, dove fu recuperato dai soccorsi, e rinunciarono al prosieguo della spedizione.