Val di Fumo, a spasso tra i ricordi di un ghiacciaio scomparso

Un'escursione sui sentieri di questo angolo di Trentino non ci riporta solo a quando è stata modellata la conca, ma a tutti gli avvenimenti che si sono susseguiti nel corso del tempo. Dalla vedretta lo sguardo si allarga e abbraccia un panorama che è fatto di memoria e bellezza

 

Ci sono luoghi in montagna nei quali il ghiacciaio non c'è più, ma è difficile non accorgersi che è passato di lì. La Val di Fumo in Trentino, nel settore meridionale del massiccio dell’Adamello, è uno di questi. Qui il ghiaccio ha lasciato una traccia così evidente che basta camminare con un po’ di attenzione per leggere nelle rocce e nelle forme della valle la storia di un paesaggio molto più antico di quello che vediamo oggi.

A piedi nella storia del mondo

Il modo migliore per accorgersene è percorrerla a piedi, partendo dal lago di Malga Bissina (parcheggio nei pressi della diga a quota 1847 metri) e seguendo il sentiero 240 fino al rifugio Val di Fumo (circa 1 ora e 45 minuti). È un itinerario relativamente semplice, ma dal punto di vista geologico è una vera passeggiata dentro la memoria di un ghiacciaio.

 

Lasciato il lago alle spalle, il sentiero segue il fondovalle del Chiese. All’inizio l’ambiente può sembrare quello di una normale valle alpina: bosco, prati, torrente, versanti ripidi. In realtà la forma della valle racconta già qualcosa. Il fondovalle è ampio e relativamente regolare, mentre i versanti salgono con pendenze elevate prima di raccordarsi alle parti più alte della montagna. È il classico profilo trasversale a “U” di una valle glaciale, particolarmente ben conservato proprio in Val di Fumo.

Due modelli diversi

La differenza rispetto a una valle modellata soltanto dall’acqua sta nelle dimensioni. Un torrente tende a incidere il proprio alveo, concentrando l’erosione lungo una fascia relativamente stretta. Un ghiacciaio, invece, occupa l’intera valle e la lavora per tutta la sua larghezza. Il ghiaccio trascina sul fondo frammenti di roccia che funzionano come abrasivi, levigando il substrato, mentre in altri punti può fratturare e asportare blocchi di roccia. Ripetuto durante le diverse fasi glaciali, questo processo trasforma progressivamente la forma della valle.

 

In Val di Fumo possiamo osservare direttamente il risultato di questo lavoro. Sui versanti e sul fondovalle affiorano ampie superfici di roccia levigate e striate, mentre le forme arrotondate delle cosiddette rocce montonate conservano il segno del passaggio del ghiaccio. Anche le grandi “spalle” rocciose che interrompono il profilo dei versanti sono elementi tipici del modellamento glaciale.

 

Camminando verso la Malga Val di Fumo conviene quindi rallentare e guardare in alto osservando i lati della valle. I versanti non sono semplicemente pendii: sono il risultato di una lunga erosione che ha lasciato in evidenza anche i circhi glaciali posti a quote maggiori. Alcuni di questi ospitano ancora piccoli ghiacciai o semplici nevai e, attorno ad essi, si riconoscono morene frontali che documentano fasi di espansione molto più recenti. Più in alto sotto le vette del Corno di Cavento e del Monte Folletto in sinistra idrografica sono ancora presenti diversi cordoni morenici, attorno a quota 2700 metri. Ora, di quei ghiacciai che avevano formato queste morene, è rimasto ben poco nei soprastanti circhi glaciali (3000 metri).

Tempi sovrapposti

Arrivati al Rifugio Val di Fumo, a quota 1.918 metri, vale la pena fermarsi e soprattutto voltarsi. È da questa prospettiva che la geometria della valle diventa più facile da comprendere: il Chiese occupa oggi il fondovalle, ma davanti a noi possiamo immaginare l'enorme massa di ghiaccio che un tempo scendeva verso sud. La posizione rialzata del rifugio permette infatti di leggere con chiarezza sia la conca della Malga Val di Fumo sia la caratteristica morfologia glaciale della valle e della Conca delle Levade (guardano verso monte).

 

C'è poi un altro aspetto interessante: il paesaggio che vediamo oggi non è soltanto glaciale. Dopo il ritiro del ghiaccio sono intervenuti l'acqua, le frane, la vegetazione e i processi che continuano ancora oggi a modificare la valle. Nelle parti più depresse il torrente ha rielaborato i sedimenti, mentre alcune conche scavate dal ghiaccio sono diventate zone umide e torbiere. La valle che attraversiamo, quindi, è il risultato della sovrapposizione di processi diversi, avvenuti in tempi differenti.

 

È proprio questo che rende la Val di Fumo un luogo speciale per capire la storia dei ghiacciai. Non serve raggiungere una vedretta per vedere il ghiaccio: basta osservare ciò che il ghiaccio ha lasciato. Una superficie liscia nella roccia, una forma arrotondata e levigata, una spalla del versante, una conca occupata da una torbiera sono altrettante pagine di una storia scritta migliaia di anni fa.

 

Proseguendo e risalendo la valle, la forma morfologica glaciale diventa sempre più evidente: il ghiacciaio dalla testata della Val di Fumo si è ritirato solo poche decine-centinaia di anni fa ed ora osserva la “valle” dall’alto, dalla Vedretta della Val di Fumo a quota 2900 metri. Il fronte della vedretta è raggiungibile in circa 6.30 ore dal parcheggio della Diga. Risalendo la base della parete alla testata della Val di Fumo per raggiungere le sorgenti del Chiese sulla vedretta, le rocce appiano vistosamente levigate, segno che qui il ghiacciaio è scomparso da poche decine di anni.

 

La memoria del ghiacciaio in Val di Fumo è sotto i nostri piedi e davanti ai nostri occhi. Basta percorrere il sentiero, fermarsi ed osservare questa spettacolare e tipica valle glaciale.