La bici di Marco © Marco Lecci
In avvicinamento © Marco Lecci
Vista al tramonto © Marco Lecci
In arrampicata su fessura © Marco Lecci
Marco Lecci in arrampicata sulla Diretta Fiorelli
Se si associano le parole Pizzo Badile e bicicletta, le prime immagini che vengono in mente sono la figura magra, il volto assorto di Hermann Buhl che pedala verso una delle imprese più incredibili della storia dell'alpinismo. Tuttavia, ci sono modi diversi di vivere un'esperienza pure così particolare, anche oggi.
Marco Lecci, 30 anni, ingegnere delle telecomunicazioni e dottorando all'Università degli Studi di Trento, lo scorso 5 luglio ha scalato la classica Diretta Fiorelli (VI, A2), 450 metri sulla sud, tutta da capo cordata, accompagnando gli amici Edoardo Cavalli e Giacomo De Michieli. Marco era partito dal capoluogo il giorno prima, alle 3 del mattino e aveva pedalato fino in Valtellina. Il ritorno è stato invece un mix: passaggio in macchina più treno, ma forse anche Buhl lo avrebbe fatto, se ne avesse avuta la possibilità…
Senza essere dissacranti in improbabili paragoni, ci piace comunque dare spazio a questa esperienza, che non ha la pretesa di insegnare qualcosa o di contare i chilometri pedalati e le difficoltà superate. Non si tratta di proporre una scalata in stile ecopoint (iniziative comunque del tuttoapprezzabili), ma piuttosto di celebrare un amore per la montagna pieno, vissuto fino all'ultima goccia di sudore e con la consapevolezza che la libertà è negli spazi che sappiamo prenderci, non solo fuori ma anche dentro di noi.
Il Badile in bicicletta
di Marco Lecci
Per me andare in bicicletta oramai è uno stile di vita, lo faccio è basta. Ovviamente gli associo dei significati, ho una certa lettura del mio agire, che è legato al mio modo di percepire e concepire la società in cui vivo e i suoi processi. Mi piacciono i processi che richiedono la fatica, semplicemente perché donano soddisfazione. A 15 anni ho scoperto che potevo andare negli Appennini, dove passavo le estati, da mia nonna, in bicicletta, e che addirittura ci mettevo meno che in corriera (e questo dice tanto delle corriere e dei mezzi pubblici verso le aree montane). Da ragazzino la bici mi dava tanto: esplorare le valli intorno alla mia città, tempo per pensare e per analizzare i miei pensieri, e mi faceva stare bene.
Come ho detto prima credo fare fatica sia bello, a posteriori, e che ci siamo dei circuiti biochimici che ti portano della ricompensa psicofisica, che ti consente semplicemente di stare bene. E questo sempre più persone lo stanno capendo, infatti il mondo dell'outdoor sta esplodendo!
In realtà prima di scoprire la bici da strada andavo in MTB nei boschi, ed ancora la bici era mezzo di esplorazione nonché di condivisione, infatti mi ricordo che mi divertito col mio bis-cugino Lizio a cercare salti e discese da fare che ci sembravano estremi, e che ci causarono rovinose cadute e sbucciature.
Quindi ecco, non c'è un significato particolare dietro al mio avvicinamento in bicicletta al Badile, se non che giovedì Giacomo mi scrive "Domenica con Edo andiamo a far lo spigolo Nord, al Badile, vuoi venire?". "Ci penso", gli dico, "che ho un po' di cose da fare". Allora apro maps, cerco "Bondo", e vengono fuori 300 chilometri, "si può fare", penso. Oltretutto mi son trasferito a Trento quest'inverno, e non ho mai pedalato sullo Stelvio, oppure era un pò di anni che mi chiedevo come fosse la biosfera del Mustair, e dato che avrei dovuto attraversarli per andare verso il Badile, ho accettato di buon grado, pensando che in una ventina di ore avrei potuto esserci.
Poi in realtà questioni logistiche ci hanno fatto propendere per salire dalla Val Masino, e mi ha rinfrancato sapere che dovevo andare solo in Valtellina, salendo Tonale e Aprica, passi ben pedalabili (se non fosse per la maleducazione degli automobilisti lombardi che mi superavano pericolosamente salendo verso l'Aprica, e mi volevano superare assolutamente in discesa, sfiorando un paio di volte l'incidente, accidentalloro).
In Valtellina fa sempre un caldo torrido, e dopo 10 ore di bici, avendo dimenticato la crema, mi rintrona tutto, voglio solo ristorarmi e riposare al fresco. Invece vado in pizzeria a Sondrio, dove sembrano esserci quaranta gradi. Poi cerco un posto sull'Adda dove rinfrescarmi ed il caldo, la pizza e le patatine fritte mi fanno cadere in un coma profondo, dopo il bagno infatti mi addormento sui sassi... Mi risvegliano gli insetti che mi camminano e svolazzano addosso, oltre ai sassi che mi hanno impresso la loro forma addosso. Sembra passata un'eternità, invece ho dormito solo mezz'ora. Riparto e si è alzato un gran vento contrario, ma tanto i ragazzi mi dicono che sono in ritardo, allora la cosa non mi preoccupa, ho anche tempo per un bel gelato. Alla fine la giornata si srotola tra un'altro bagno, un altro gelato, e finalmente l'ascesa alla Gnifetti. La parte più bella è sempre questa: lasciare le strade, lasciare la civiltà, inoltrarsi nei boschi, salire fino a che i boschi scompaiono avvicinandosi alle montagne ed alle pareti, templi e cattedrali che si stagliano verso l'alto. Ci ricordano che son lì, dopo milioni di anni, noi invece siamo piccoli piccoli, che una brezza fredda può farci sentire insicuri al freddo, che un'ombra orrida ci può inorridire, far sussultare, e che per salire in montagna spesso abbiamo bisogno dell'aiuto dei nostri compagni, e per vivere della cura della nostra famiglia e dei nostri amici. Non siamo mai soli, siamo sempre parte di qualcosa. Ed anche solo per essere qui, a fare questo tipo di pensieri, mi sento fortunato. Vivere questo tipo di esperienze crea in me uno spazio vuoto, uno spazio che posso riempire con le mie riflessioni, in cui posso dedicarmi al sentire, al sentirmi fragile, sentirmi sprotetto, e questa frattura nella mia vita crea un'apertura emotiva, un'occasione per essere qualcos'altro, non il me ingegnere, nemmeno il me arrampicatore e alpinista, ma per sentirmi parte del contesto naturale, per sentirmi anche connesso con i miei amici che non vedo da mesi, con la mia famiglia che vado a trovare raramente, e questo mi emoziona.
Queste avventure mi riempiono di gratitudine e mi smuovono qualcosa dentro.