Fenicotteri di James alla Laguna Colorada © Simona Bursi
L'elegante fenicottero rosso © Pixabay
La Laguna di Rosolina, in Veneto, ambiente che è stato colonizzato dai fenicotteri rosa © Denis Perilli
Fenicotteri rosa in volo © Lorenzo Comunian
Fenicotteri rosa in una laguna veneta © Lorenzo Comunian
Un fenicottero rosa mentre filtra l'acqua per nutrirsi © Pixabay
La Laguna Colorada, in Bolivia. Le chiazze bianche sono depositi di borace © Simona Bursi
Il becco filtrante di un fenicottero © PixabaySe parliamo con un bambino di fenicotteri lui ci dirà di sicuro che sono rosa. Ci racconterà poi che lui li ha visti giganti in spiaggia, riferendosi ovviamente ai gonfiabili presenti in ogni lido. Se ci spostiamo a discuterne con un adulto probabilmente il discorso sarà traslato verso qualche laguna o salina, sempre con la sottolineatura del rosa quale tonalità caratterizzante, perché, come ha letto da qualche parte, “mangiano dei gamberetti” che “danno il colore”.
Una icona mondiale
Vada come vada, alla fine dei discorsi avremo capito che sono animali che stanno dove c’è l’acqua, per certi versi degli uccelli marini.
Ma se la stessa domanda la ponessimo a un bambino boliviano o peruviano? Siamo proprio certi che la risposta sarebbe la stessa? Ricordiamoci che la Bolivia non ha sbocco al mare e che la metà del territorio sta sopra i duemila metri di quota, con altopiani sopra i quattromila. Eppure anche i giovani boliviani conoscono i fenicotteri, animali che anche laggiù (o meglio lassù) evocano simpatia tanto da divenire talvolta dei souvenir che allo straniero ricordano quel Paese.
Fenicotteri rosa in volo © Lorenzo ComunianL’identikit del fenicottero
Chi è veramente il fenicottero? Che dati riporta la sua “carta d’identità”? Innanzitutto dovremmo parlare dei fenicotteri, non del fenicottero, perché la famiglia Phoenicopteridae raggruppa sei specie diverse. Il nome, per capirci meglio deriva da due termini greci (phoînix e ptéron) e letteralmente significa “fenice alata”, in richiamo al significato mitologico che questi singolari volatili hanno sempre evocato.
Una famiglia “allargata”
I componenti della famiglia sono il fenicottero rosa (o maggiore, Phoenicopterus roseus), diffuso in Europa meridionale, Asia meridionale e Africa, lo spettacolare fenicottero rosso (Phoenicopterus ruber) tipico dei Caraibi, dell’America Centrale e delle Galapagos, il fenicottero minore (Phoeniconaias minor) presente in Africa e Asia, e le tre specie del Sud America, ossia il fenicottero del Cile (Phoenicopterus chilensis), il fenicottero delle Ande (Phoenicoparrus andinus) e il fenicottero di James (Phoenicoparrus jamesi).
L'elegante fenicottero rosso © Pixabay
La morfologia dei fenicotteri li rende fondamentalmente inconfondibili, sia in volo che da fermi, con un lungo e sottile collo e delle zampe altrettanto slanciate. In volo, collo e gambe rimangono distesi, con un altro indizio indicativo che si pone subito alla vista, ossia le penne remiganti nere che contrastano con i tenui colori del petto.
A proposito di colore, ma perché i fenicotteri tengono queste tonalità rosate se non addirittura rosso fuoco come nella specie caraibica? A fare la differenza è l’alimentazione, con i pigmenti che vengono ricavati e immagazzinati dai piccoli crostacei di cui si nutrono (in particolare l’Artemia salina). Sono animali filtratori, che immergono la testa in acqua e la agitano raccogliendo, nel filtro di setole di cui il loro becco è provvisto, piccoli animaletti e alghe. La loro lingua funziona come una pompa e riesce a convogliare notevoli quantità di acqua e cibo proprio nell’apparato filtrante di raccolta.
Un fenicottero rosa mentre filtra l'acqua per nutrirsi © Pixabay
Abbiamo parlato di acqua, ebbene, loro prediligono le acque basse e saline, ma all’occorrenza sanno anche nuotare in acque più profonde. Sono animali sociali e vivono in stormi di migliaia di esemplari. Altra curiosità di questi animali davvero singolari sono i nidi costruiti dalle coppie monogame. Si tratta di cumuli di fango in cui viene deposto un singolo uovo covato da entrambi i genitori. I pulcini vengono nutriti per due mesi con un liquido contenente carboidrati, grassi e proteine prodotto da alcune ghiandole poste nell’esofago degli adulti
Dal mare alle alte quote
Come già scritto in precedenza, alle nostre latitudini il fenicottero è un animale che rimanda all’idea del mare, delle saline, delle lagune basse. In Italia in effetti è così, con dinamiche che negli ultimi anni hanno visto un’importante espansione dell’areale verso nord. Facciamo un passo indietro, al 1993. Fino ad allora i fenicotteri rosa svernavano in particolar modo in Sardegna, provenendo dall’Africa, ma in quell’anno hanno iniziato a nidificare, per la prima volta, nel nostro Paese. Da quel momento è iniziata un’espansione che ha portato importanti colonie fino all’area di Comacchio e successivamente a tutto il Delta del Po, alla Laguna di Venezia e alle valli friulane. Da menzionare un avvistamento, negli anni Novanta, di alcuni esemplari in volo sopra il Lago di Santa Croce, nel Bellunese, quando ancora non erano in atto nidificazioni nel Nord Italia ma solo sporadici avvistamenti a Comacchio.
Ampliamenti di areale figli del riscaldamento globale in atto? Forse, probabile, ma non esistono ancora dati scientifici certi.
La Laguna di Rosolina, in Veneto, ambiente che è stato colonizzato dai fenicotteri rosa © Denis Perilli
Tornando nel continente nero, i grandi laghi salti di Kenya e Tanzania sono senza dubbio i punti di raccolta delle colonie più numerose e vitali del pianeta.
Ci sono poi le specie sudamericane, e proprio qui saltano fuori le sorprese in grado di turbare le nostre certezze che vogliono i fenicotteri come animali costieri o lacustri, avulsi al contesto montano. Sulle Ande i fenicotteri (i flamencos) vivono in colonie numerose a quote elevatissime, anche a cinquemila metri, svernando stagionalmente fra i numerosi laghi in quota e le regioni più basse. È una lotta per la sopravvivenza, con i nuovi nati che devono essere pronti a svernare al cambio di stagione e talvolta non ce la fanno. Con l’arrivo del freddo, infatti, i laghi salati gelano durante la notte, lasciando incrostazioni che appesantiscono mortalmente i piccoli fenicotteri. La colonia attende, ma a un certo punto parte, portandosi appresso quei giovani che sono cresciuti a sufficienza per essere pronti al loro primo “grande volo”. La natura sa essere cruda, ma è proprio così che l’evoluzione ha selezionato nei millenni le forme di vita “più adatte”.
Uno degli specchi d’acqua più gettonati per osservare i fenicotteri di James è indubbiamente la Laguna Colorada, in Bolivia a ridosso del confine con il Cile, adagiata a ben 4278 m di quota. È un lago salato con acque poco profonde (35 cm di media, 150 cm come massima) caratterizzato, in alcuni settori, da una colorazione dell’acqua che vira verso le tinte aranciate in virtù della presenza di depositi minerali e di microorganismi e alghe che presentano pigmenti piuttosto evidenti e caratterizzanti. Dove l’acqua è più bassa, affiorano depositi bianchi di borace (tetraborato di sodio deca idrato), regalando al contesto un effetto cromatico che sembra provenire da un altro pianeta.
La Laguna Colorada, in Bolivia. Le chiazze bianche sono depositi di borace © Simona Bursi
Fenicottero animale costiero o di montagna? Un po’ tutte e due, ancora una volta a insegnarci che i nostri preconcetti vanno stretti alle grandi leggi di Madre Natura.