Cometa sull'Annapurna
Simone Moro in vetta allo Shisha Pangma nell'inverno del 2005 © Simone Moro
Un giovane Simone Moro sul finire degli anni Ottanta © Rivista Cinque Sport
Simone Moro, Cory Richards e Denis Urubko in vetta al Gasherbrum II dopo la prima salita invernale nel 2011 © Cory Richards
Ali Sadpara e Simone Moro in vetta al Nanga Parbat nell'inverno del 2016 © Simone Moro
Simone Moro in spedizione negli anni Novanta, qui con Benoît Chamoux e Agostino Da Polenza
Simone Moro
Simone Moro è una presenza alpinistica ormai consolidata da lunghissimo tempo, che va ben oltre le cronache, pur sempre aggiornate, come per la recente ascensione del Denali. Alpinista e soccorritore, il 58enne bergamasco è anche un ottimo narratore e i suoi libri hanno generalmente un ottimo riscontro presso il pubblico.
Cometa sull'Annapurna (edizioni Corbaccio) ha inaugurato la sua declinazione di scrittore ed è uscito per la prima volta nel 2003. Io l'ho letto una manciata di anni più tardi, quando Simone aveva già salito Shisha Pangma e Makalu in invernale, dando presenza mediatica a un modo di scalare gli Ottomila che in Italia godeva ancora di una eco relativa.
Quella stagione è stata particolarmente fortunata per il riscontro suscitato, portando anche un pubblico non specializzato a conoscere le montagne più alte del pianeta, in una configurazione di scalata indubbiamente affascinante. Freddo, aria rarefatta, condizioni meteo proibitive: una invernale ha molto da offrire in termini di emozioni. Simone Moro è stato abile a raccontare tutto questo, diventando uno dei pochi alpinisti capaci di “arrivare” a tutti.
Ritorno alle origini
Cometa sull'Annapurna è andato in stampa però prima di tutto questo, è il primo libro pubblicato da Moro: racconta la terribile esperienza del 1997 su uno degli Ottomila più insidiosi e letali del pianeta, quando una valanga lo travolse insieme ai suoi due compagni di spedizione, Dmitrij Sobolev e Anatolij Bukreev, che morirono nell'incidente. Moro riuscì miracolosamente a sopravvivere al drammatico evento, che nel lettore generalista può far sorgere spontanea la più semplice delle domande: ma chi te lo ha fatto fare?
E proprio in risposta a questo interrogativo, il libro racconta le origini di una passione che ha portato Simone a vivere la montagna in maniera totalizzante, fin dall'infanzia. La parte che coinvolge maggiormente comunque riguarda la spedizione del 1997, raccontata anche nella sua cruda realtà.
Momenti terribili
Preferiamo non riportare qua la cronaca del distacco della valanga dal suo inizio, perché riguarda Sobolev e Bukreev che purtroppo non sono più con noi, ma entriamo già nel momento in cui Simone – che a distanza di quasi trent'anni è ancora in salute e in piena attività, in questi giorni sul Denali- si trova avvolto nella gigantesca massa che precipita a valle.
“Cercavo disperatamente di vedere qualcosa ma intorno a me tutto era bianco, come avvolto nel fumo e avevo la stessa sensazione che si prova su un velivolo fra le nuvole. Nessun punto di riferimento, nessuna capacità di orientamento e difesa.
Precipitavo e basta.
Ricordo tutto quel lungo volo e rammento ancora che alla fine di quel viaggio mi ritrovai seduto, e immerso in un silenzio tombale.
Lentamente il fumo e il pulviscolo provocati dalla neve scomparvero e io ero approdato a un pianoro e con la faccia rivolta verso valle. Guardai subito le mie mani.
Erano aperte fino all'osso e la carne bruciata orlavai profondi solchi provocati dalla corda. Perdevo sangue e non riuscivo a mettere bene a fuoco quello che stavo vedendo. L'occhio sinistro infatti era contornato da un ematoma delle dimensioni di un'arancia.
Fissando sempre le mani le girai e per caso vidi il mio orologio-altimetro. Erano le 12,36 del giorno di Natale e la quota era: 5500!”.
Simone Moro in vetta allo Shisha Pangma nell'inverno del 2005 © Simone Moro
Un giovane Simone Moro sul finire degli anni Ottanta © Rivista Cinque Sport
Simone Moro, Cory Richards e Denis Urubko in vetta al Gasherbrum II dopo la prima salita invernale nel 2011 © Cory Richards
Ali Sadpara e Simone Moro in vetta al Nanga Parbat nell'inverno del 2016 © Simone Moro
Simone Moro“Ricordo tutto quel lungo volo e rammento ancora che alla fine di quel viaggio mi ritrovai seduto, e immerso in un silenzio tombale”. Simone Moro
Il racconto prosegue con la cronaca della corsa contro il tempo di Moro, che riesce a mettersi in salvo grazie alla lucidità di chi sa di dovere fare conto solo su se stesso. Cometa sull'Annapurna è un libro forte, sincero, che va dritto al punto e che, a mio avviso, riesce a fare capire molto anche dell'autore, oltre che dell'alpinista. Una lettura consigliata!