Pagine verticali: 'Dove la parete strapiomba', viaggio dentro il mito

L'autobiografia di Riccardo Cassin racconta le gesta che hanno portato il grande scalatore a risolvere alcuni dei più importanti "problemi" dell'era del Sesto Grado. Ma non è solo un libro d'alpinismo: la penna è precisa come un martello e il carattere dello scrittore emerge in tutta la sua forza

 

Pagine verticali viene da una puntata di puro alpinismo, un viaggio tra storia e contemporaneità dell'arrampicata nella Valle della Sarca. E - vista la stagione, che fa prudere le mani- continua a parlarvi di alpinismo, con una pietra miliare del genere.

Dove la parete strapiomba, di Riccardo Cassin, racconta non solo le gesta di uno degli scalatori più importanti in termini assoluti, ma riesce a delineare un alpinismo di poche chiacchiere e determinazione totale. I confini tra azione e personaggio sono sfumati: non per confusione del narratore, che anzi mostra una penna decisa come il suo martello, ma perché in Cassin carattere e alpinismo convivono in una continuità coerente e lineare.

Dalle origini al mito

Personalmente, ho letto Dove la parete strapiomba nei miei primi anni di attività: in pellegrinaggio in Grignetta, ho salito alcune delle vie del Cassin degli inizi, andando a cercare nei paragrafi di questa parziale autobiografia qualche cenno alle linee che salivo, quasi alla stregua di una relazione. Ovviamente il libro dice molto di più: è una storia di grande passione e anche di come nella vita si possa riuscire a fare quello che si desidera quando il fuoco del desiderio si accompagna alla concretezza dell'impegno quotidiano, del sudore e della fatica. Già l'attacco dell'autobiografia spiega molto:


“Alpinisti si nasce, come si nasce navigatori o poeti. Si può essere di un paese lontano dal mare, ma se la passione del navigare sta in noi, appena giunti a un porto esplode incontenibile.

 

Lo stesso può dirsi anche per la montagna. Si può anche nascere in mezzo alla pianura, dove le Alpi appaiono come un lontano profilo nei giorni in cui il vento rischiara l'aria, oppure in una grande città, dove si cammina lungo le profonde trincee delle strade, sopra le quali il cielo è come una striscia sottile e non sempre luminosa; ma se si è nati per la montagna, presto o tardi ci si sente attratti, magari in modo violento”.

 

"Se si è nati per la montagna, presto o tardi ci si sente attratti, magari in modo violento”. Riccardo Cassin

Cima ovest di Lavaredo

La salita per la parete nord della Cima ovest di Lavaredo rimane indiscutibilmente uno degli highlight della carriera di Cassin. Ammetto di avere letto questo capitolo più e più volte. Se il libro non fosse scritto bene, sarebbe impossibile venire ripetutamente attratti dallo scritto. Esaurita la trama, si perderebbe l'interesse. E invece il linguaggio, diretto come una fessura strapiombante, conquista di volta in volta. Così troviamo Cassin e Ratti alla vigilia del tentativo:


«Che conoscete della Nord di Cima Ovest?»

Nulla conosciamo: contemplai l'illogica muraglia strapiombante lo scorso anno, quando andai dapprima a guardare e poi a ripetere la via Comici-Dimai sulla Nord della Grande. Sulla Ovest ho fatto anche un pensiero e forse era più un presentimento che un desiderio formato. Ora sono qui, perché quel vago desiderio possa diventare realtà.

«Ventisette cordate ha respinto» dice il custode del rifugio e non pensa che la precisazione anziché farci ammainare le vele della nostra brama le gonfia: vedo gli occhi di Ratti brillare.

«Ventisette cordate: nel 1933 Comici, la Varale, Zanutti non hanno sortito alcun risultato...».

«L'identica formazione che vinse lo Spigolo Giallo! ...Dimai, Carlesso, Demetz...».

Sento il sangue scorrere pieno ed un bisogno d'azione urge in me.

«...Comici ha ripreso i tentativi quest'anno, con Zanutti e Del Pianto. Ancora due giorni fa sono saliti un primo tratto...».

La storia della parete si rischiara mentre fuori il nebbioso crepuscolo imbrunisce senza ombre. Una cameriera entra in sala ed accende le luci.

«...Nessuno è riuscito a giungere all'altezza del “traversone” perché le difficoltà sono al limite estremo e, notate, sono nulla se confrontate con quelle del traversone»...

L'indice segna su una cartolina i punti nominati dal discorso.

«Chi si accinge a violare il “traversone” deve sapere che indietro non si torna.

Se arriva fino alla base del gran colatoio ha la vittoria in pugno ed è la salvezza. Altrimenti...»

 

“Sulla Ovest ho fatto anche un pensiero e forse era più un presentimento che un desiderio formato. Ora sono qui, perché quel vago desiderio possa diventare realtà”.

Acchiappa, no? Non serve aggiungere molto altro: buona lettura...o prendete la corda, decidete voi.