Villaggi montani CAI: alla scoperta di Bagnone

L'abitato della Lunigiana schiude un territorio che offre molto di più che semplici escursioni: dalla riscoperta dell'economia del castagno alle puntate sugli alpeggi, le possibilità di esplorare la montagna uniscono benessere, storia e cultura

 

Dopo il primo articolo della serie, che a fine primavera ha introdotto i Villaggi montani CAI, ci addentriamo nella rassegna delle località con Bagnone, in Lunigiana. Nel prossimo numero de La Rivista del CAI troverete anche il dettaglio di un percorso escursionistico, L'anello dei tornini, ma i Villaggi montani non si limitano a essere un punto di partenza e/o arrivo per piacevoli camminate in natura. Sono borghi ricchi di storia e cultura, luoghi dove è possibile trascorrere più giorni di vacanza con la famiglia e dove la filiera del turismo sostenibile è certificata secondo rigidi parametri imposti dal Club Alpino Italiano.

Una storia da scoprire a passo lento

di Alberto Ghedina e Federico Santini

La rassegna dei Villaggi montani certificati CAI prosegue con Bagnone, che nel 2025 ha ottenuto l’ambita certificazione. Siamo in Appennino, nella zona settentrionale, a ridosso delle Alpi Apuane. La prima considerazione è che 4 dei 7 villaggi montani finora certificati dal CAI si trovano in Appennino; è sintomo di una riscoperta di valori, forse tardiva, che premia la qualità del paesaggio naturale e antropico, la cultura e le tradizioni locali, le scelte politiche e imprenditoriali e il progresso di molte località appenniniche nell’offrire servizi di qualità per un turismo lento e consapevole.

Un ritmo diverso

Ci troviamo in Lunigiana, provincia di Massa-Carrara, nel Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano e nella Riserva MAB Unesco. La bellezza del territorio qui non sono solo i panorami delle montagne, i sentieri escursionistici, i torrenti affluenti del Bagnone con le loro cascate, il borgo antico, le vive frazioni, l’ospitalità che ti fa sentire a casa, il “profumo” della complicata storia italica, ma anche la possibilità di fruire di tutto questo senza frenesia, senza sovraffollamento, con la scansione temporale che ciascuno ritiene confacente alle proprie caratteristiche.

 

La Valle del Bagnone fino dalla preistoria è stata un’area di transito tra la pianura padana e le attuali Toscana e Liguria, corridoio naturale per l’attraversamento dell’Appennino, come testimoniano la Stele di Treschietto, conservata oggi al Museo delle Statue Stele di Pontremoli e le incisioni rupestri. Nel Medioevo il territorio subì forti invasioni e si frammentò in piccole signorie locali, dominate dai Vescovi di Luni e dalla famiglia degli Obertenghi prima e dai Malaspina poi: a testimonianza rimangono numerosi castelli e torri di avvistamento che punteggiano il paesaggio.

 

Il borgo di Bagnone, solcato dall’omonimo torrente, è costituito da due distinti insediamenti: sulla sponda sinistra, in posizione arroccata, un borgo medievale dominato dal Castello; sulla sponda destra un borgo di strada mercatale anticamente denominato Gutula. Il centro storico, caratterizzato da lunghi porticati e stretti vicoli medievali, è ricco di interessanti edifici custodi d'arte, tradizione e devozione, come Villa Quartieri, la chiesa parrocchiale di S. Niccolò e il Teatro Quartieri. Il passaggio sul torrente Bagnone è impreziosito dal Pontevecchio, un suggestivo ponte medievale che collega il castello al borgo murato tramite la porta detta di Santa Caterina.

I castagneti

Uno degli aspetti tipici del territorio bagnonese è il castagneto da frutto: non solo paesaggio culturale e agro-forestale plasmato nei secoli dal lavoro dell'uomo, ma oggi ritrovata fonte di reddito. Dopo il declino demografico e le varie crisi fitosanitarie a carico del castagno, una nuova generazione di agricoltori sta ridando valore ai castagneti abbandonati, trasformandoli in un volano di sostenibilità, turismo rurale ed economia circolare, grazie alla produzione della rinomata Farina della Lunigiana DOP. Recuperare la civiltà della castagna non significa solo produrre eccellenza gastronomica, ma investire sul futuro del territorio, proponendo un modello di sviluppo

incredibilmente attuale. Le radici profonde dei grandi castagni consolidano i terreni argillosi e scistosi dell'Appennino, riducendo le frane e costituendo così un importante presidio idrogeologico.

 

Oltre alla bellezza estetica, un castagneto coltivato è un'oasi per impollinatori, funghi pregiati e avifauna, e funziona come un efficiente serbatoio naturale per lo stoccaggio dell'anidride carbonica. E nelle famiglie dei nuovi coltivatori si rinnova la tradizione degli autunni attesi e desiderati, dell’aroma che esce stuzzicante da una padella bucata, dei suggestivi colori della natura che ricordano che ogni anno ritorna la stagione delle castagne.

Una cucina semplice e genuina

Altro aspetto identitario del bagnonese è la cucina, semplice e genuina, legata ai prodotti della terra: torte di erbe; piatti legati alla castagna; testaroli (un primo piatto prodotto semplicemente con acqua e farina di grano, da condire con pesto o olio e formaggio); arrosti; funghi; salumi e formaggi). Le feste religiose, le fiere, il mercato hanno da sempre costituito appuntamenti importanti per la comunità locale.

Alle origini del CAI

L’intero comune si sviluppa su territorio collinare-montano, per questo, la popolazione nei secoli ha vissuto in stretto contatto con l’ambiente montano e lo ha da sempre ritenuto la propria casa, da curare, salvaguardare e amare; ne è prova anche il fatto che già nel 1884 a Bagnone fu fondata la prima sezione CAI della Provincia, la sezione di Lunigiana.

 

Soggiornare per qualche giorno all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano è certamente uno dei modi migliori per scoprirne le bellezze naturali e immergersi giorno e notte nella natura. Con gli scarponi, i bastoncini, le ciaspole, i ramponi, gli sci o con le biciclette, non ha importanza; ognuno può scegliere il modo di esplorare questo mondo come preferisce. Oltre alle classiche strutture ricettive, nel territorio montano di Bagnone è possibile usufruire di cinque strutture, recuperate negli anni scorsi su ruderi di antiche capanne degli alpeggi che fino agli anni Ottanta venivano utilizzati dai pastori; tra tutte spicca la Capanna Tornini, di dimensioni maggiori.

L’attaccamento alla propria terra, la ricerca di ulteriori opportunità di crescita, unitamente all’esigenza di un confronto con realtà simili ha spinto la comunità locale ad approfittare dell’opportunità che il CAI sta offrendo con il progetto ViMont.