Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, stop del ministero al regolamento

Durante un incontro in commissione ambiente alla Camera, il dicastero competente ha frenato sulle norme attuative: "Adattare prima il piano: ambiente, territorio e clima sono cambiati"

 

È arrivata martedì scorso, nel corso della commissione ambiente della Camera, la risposta del ministero dell'ambiente all’interrogazione presentata dai Verdi sul nuovo regolamento del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Una risposta che le associazioni ambientaliste interpretano come una frenata all’iter di approvazione del documento e per la quale il circolo Legambiente Alto Bidente ha espresso soddisfazione. Le prescrizioni contenute nel documento, dunque, fermano (almeno temporaneamente) la proposta di regolamento che avrebbe permesso nuove opere di grande derivazione nelle zone C del parco e, più nello specifico, l’idea di una nuova opera di captazione sul Rabbi con una capacità di almeno 100 litri di acqua al secondo, che sarebbe confluita nell’invaso artificiale di Ridracoli. 

Ma il nodo, si legge nella trascrizione della posizione del ministero sul tema, non risiederebbe nell’articolo tanto contestato sulle opere di captazione, bensì nelle tempistiche di approvazione di un regolamento, sottolineano dal governo, che dovrebbe dialogare con un piano approvato ormai 16 anni fa: “Di solito i piani durano 10 anni”, aggiunge Enzo Valbonesi, presidente del circolo Alto Bidente, sottolineando che un piano approvato oramai anni fa “non fa i conti con ciò che è cambiato nel frattempo”, riferendosi soprattutto agli aspetti più recenti e impattanti del cambiamento climatico. Il periodo di consultazione pubblica della bozza di regolamento, infatti, si sarebbe dovuto concludere solo pochi giorni fa, il 17 luglio, motivo per il quale – secondo il presidente del circolo Alto Bidente – il ragionamento del ministero sarebbe stato “un ragionamento generale”, non basato su un testo definitivo e sulle norme contenute.

Lo stop del ministero: “Il regolamento solo dopo il nuovo piano”

Il riferimento, sottolinea l’ex presidente del parco, è alla risposta stessa degli uffici ministeriali al deputato dei Verdi, nella quale si legge che “il regolamento costituisce uno strumento di gestione che deve necessariamente essere coerente con il piano del parco. In tale prospettiva, il ministero valuterà l'approvazione del nuovo regolamento nell'ambito del più ampio percorso di aggiornamento del piano del parco, approvato nel 2010 e oggi meritevole di revisione alla luce dell'evoluzione del quadro ambientale, territoriale e climatico”, sottolineando così la più ampia importanza di un aggiornamento complessivo delle norme che regolano l’area protetta. 

Gli interessi del parco, sottolinea il ministero nella risposta, saranno sempre la tutela degli ecosistemi e della biodiversità dell’area protetta, ed è “solo in seguito all'approvazione del nuovo piano (che) potrà essere approvato anche il regolamento, assicurando la piena coerenza tra gli strumenti di pianificazione”. Il regolamento proposto, inoltre, non sarebbe ancora stato approvato dal consiglio, sostiene Valbonesi, e sarebbe quindi impossibile entrare nel merito delle norme proposte. La presidente facente funzioni del parco, Claudia Mazzoli, ha comunicato che non rilascerà dichiarazioni “fino a quando non saranno completati i necessari approfondimenti”, ha affermato. 

I tentativi precedenti di regolamentazione

Nel 2012, a due anni circa dall’approvazione del piano, era già stato effettuato un primo tentativo per dotare il parco di un nuovo regolamento. Ma la proposta, ricorda Valbonesi, venne rigettata dagli stessi consigli comunali del parco: “La proposta era molto più restrittiva del regolamento che è stato messo in discussione ora, avevano previsto anche il colore delle tende delle case dentro il parco. Poi, un anno e mezzo fa, il consiglio ha ripreso in mano quel regolamento e l'ha semplificato molto rispetto a quello di allora, stralciando tutta una serie di articoli. Il problema è che ha aggiunto la previsione di potere consentire la realizzazione di opere di grande derivazione”.

In ogni caso, per quanto previsto dalla legge quadro 394/91 sulla gestione delle aree protette, anche il tentativo di istituzione del regolamento a 24 mesi circa dall’approvazione del piano sarebbe stato un tentativo potenzialmente infruttuoso. La legge, infatti, fissa un termine di sei mesi tra l’adozione del piano e quella del regolamento, che non sarebbero comunque stati rispettati: “I sei mesi scattarono nel 2010, però questo è un termine ordinatorio, non perentorio”, spiega Valbonesi, e dunque suscettibile di proroghe secondo l’ex presidente del parco anche se, secondo la legge 394, spetterebbe al ministro sostituirsi all’amministrazione dell’Ente nel caso in cui non riuscisse a rispettare i termini indicati.

La (ripetuta) smentita sui nuovi invasi

A tenere banco nella risposta del ministero all’interrogazione, inoltre, è anche la possibilità di nuovi invasi inizialmente paventata anche da numerose associazioni e successivamente smentita direttamente dal parco e da Romagna Acque: “L'ente parco ha precisato di non essere a conoscenza di alcun progetto di nuova diga nel territorio del parco nazionale o nelle aree limitrofe […] le informazioni relative alla realizzazione di una nuova infrastruttura di questo tipo risultano, secondo quanto riferito dall'ente stesso, prive di fondamento”, si legge nella nota ministeriale, dove viene esplicitato anche che la possibilità di opere di grande derivazione in zona C “esclude espressamente la realizzazione di nuovi invasi e di nuove dighe”.

Una posizione che, sostiene Valbonesi, non si concilierebbe almeno apparentemente con quella di altri attori del panorama politico locale come, ad esempio, quella del sindaco di Forlì, Gian Luca Zattini. Il primo cittadino, come riportato in un comunicato di Romagna Acque, ha recentemente definito l’invaso di Ridracoli “un capolavoro” e ha sottolineato come la realizzazione di un nuovo invaso romagnolo sarebbe “una delle priorità di Romagna Next”. Né all’interno del comunicato né all’interno della programmazione di Romagna Next, definita come “il percorso di pianificazione strategica interprovinciale che ha unito i territori di Rimini, Forlì, Cesena e Ravenna e tutti i Comuni del crinale”, viene però specificato dove Zattini auspicherebbe la realizzazione di questo invaso. 

L’ente parco e lo stesso presidente di Romagna Acque, nelle scorse settimane, hanno ribadito la propria contrarietà e quella delle norme in vigore alla realizzazione di ulteriori invasi artificiali all’interno dei confini del parco. Ma Valbonesi ricorda infatti che, a partire dal 2020, Romagna Acque aveva promosso due studi di fattibilità relativi a un possibile invaso all’interno del parco. Prospettiva che, nelle scorse settimane, il presidente di Romagna Acque Fabrizio Landi ha escluso pubblicamente, negando di fatto la possibile realizzazione di nuovi invasi all'interno dell'area protetta.