'Ski spirit': l'amore per la neve va oltre lo sport

Lo sci viene spesso associato alla pratica sportiva e in passato anche l'alpinismo è stato accostato a una attività legata alla competizione e ai risultati. Ma sciare su un pendio immacolato riconduce alla traccia e all'espressione di uno stile carico di sentimento

 

Anche l'intelligenza artificiale sa che cos’è lo Ski spirit. Preso dalla curiosità, confesso di essere andato a vedere cosa dice in proposito la AI. La sorpresa è stata quella di leggere un testo che fa unicamente riferimento a quanto ho scritto nel mio libro del 2016 e nei successivi articoli pubblicati su alcuni siti web. Ne ho parlato recentemente anche a Lo Scarpone. Ricordo la domanda di Pamela Lainati e vado subito a rileggere la mia risposta: "Lo Ski spirit è un forte amore per lo sci non inteso solo come sport".

Sport o filosofia?

Apriti cielo, cosa ho detto, devo imparare a misurare le parole… Quel “solo”, riferito allo sport, come se lo sport fosse qualcosa di serie B, rischia di fomentare un putiferio e innescare dibattiti da anni '70, quando il caro amico Emanuele Cassarà diceva che l’alpinismo era “solo” uno sport come tanti altri e non qualcosa di più filosofico e spirituale, come affermavano Michael Tobias e Harold Drasdo nel loro magistrale Mountain spirit.


Pensandoci bene, tutto lo sci, anche quello agonistico, se vissuto con amore e non solo per vincere una medaglia, può interessare le sfere dello spirito e quindi può essere ricco di Ski spirit. Ecco un esempio. Pochi anni prima della sua scomparsa, nel 2005, provai la grande emozione di intervistare Toni Sailer, uno dei miei miti, vincitore di tre ori olimpici a Cortina 1956 nelle tre specialità iconiche del discesismo. Dalla lunga chiacchierata con lui, nella sua Kitzbühel, risultò chiaro che Toni amava lo sci come pochi sanno amarlo. E Toni non era uno scialpinista, era “solo” un discesista!


Diciamo dunque che lo Ski spirit è duraturo innamoramento per lo sci e fermiamoci li. Senza scomodare Francesco Alberoni sulle differenze fra innamoramento e amore, lo Ski spirit è qualcosa che si sente dentro. È una vocazione. Se non la si sente si pratica "solo" uno sport, ludico o competitivo che sia.

Amore per la neve…quella vera

Lo Ski spirit si può manifestare in tanti modi. Innanzitutto come amore per la neve. Solo quella vera o anche quella artificiale? Beh, mi è difficile pensare a un amore per quella sparata dai cannoni. Diciamo che a me piace solo quella vera, per i suoi odori, la sua leggerezza, le sue mille sfumature. Sulla dura neve artificiale proprio non mi diverto, non provo nulla se non il panico di essere investito da qualche sciatore o snowboarder. Preferisco piuttosto sciare sui ghiaioni, sulla sabbia, sulla lava o su di una pista della Neveplast.


La traccia, espressione di uno stile

Ciò che fa la differenza fra tutti questi modi di scivolare con gli sci e la neve vera è che solo quest’ultima permette di lasciare la propria traccia. In salita e in discesa. Salire o scendere una montagna bianca senza precedenti tracce è sempre più difficile ma permette davvero di vivere intensamente il proprio Ski spirit. La traccia è infatti un’espressione del proprio stile, della propria identità di sciatore, ossia di qualcosa che va molto al di là della tecnica, soprattutto di quella attuale estremamente semplificata. Esamineremo a tale proposito, in un prossimo articolo, i profondi cambiamenti della tecnica da “ternaria” a “binaria”. Lo faremo con l’indispensabile aiuto di Luigi Borgo, presidente del collegio nazionale dei maestri di sci.


Ritornando allo Ski spirit, oltre che nel piacere della traccia, lo troviamo in quello della scoperta, grazie agli sci, della dimensione del viaggio e della traversata. Diventa allora sinonimo di sci di ricerca, piacere di scoprire le meraviglie nascoste del mondo bianco e anche di vivere rapporti umani sulla neve in una dimensione più profonda.

La ricerca di qualcosa di raro

Non ho finito. Lo Ski spirit è anche amare lo sci nelle diverse stagioni, non solo in quella invernale. Era senza dubbio così quando la primavera offriva il meglio dello sci e quando anche l’estate e l’autunno erano stagioni in cui i veri “cercatori di neve” potevano esprimere senza grandi difficoltà la propria passone. Oggi tutto questo è diventato arduo, ma forse sono proprio le maggiori difficoltà a rendere questa ricerca particolarmente stimolante.