Dito a scatto dopo l’arrampicata: niente panico!

Quando il dito del climber fa male, scatta o si blocca, la causa non è una lesione della puleggia. Scopriamo cosa causa questo malfunzionamento e come gestire le nostre sessioni di allenamento

 

Hai scalato un weekend intero, hai chiuso il tuo progetto dopo svariati tentativi, sei felice. Scendi dal blocco, ti concedi una meritata cena in rifugio con i tuoi compagni quando ti accorgi che il tuo dito scatta alla base ogni volta che lo pieghi e lo ridistendi. Senti dolore, il dito appare più gonfio e fa male proprio in corrispondenza dei tendini flessori. Il pensiero ricade automaticamente sulle famose lesioni delle pulegge, temute da ogni climber. 

E se invece non fosse una lesione della puleggia? 

Un breve ripasso

Per capire di cosa si tratta dobbiamo ripassare l’anatomia della mano e comprendere la diversità e la complessità delle strutture che compongono il canale digitale. Esso è delimitato dal sistema delle pulegge, anelli fibrosi che contengono e guidano i tendini nel loro movimento. 

All’interno delle pulegge scorrono i tendini flessori profondo e superficiale delle dita, a stretto contatto l’uno con all’altro. I tendini sono inoltre ricoperti dalla guaina sinoviale, una doppia membrana che avvolge i tendini e ha la funzione di facilitare il movimento grazie al liquido sinoviale che è presente al suo interno. 

 

Jam Injuries of the Finger © Katherine H. Carruthers, M. Skie, Margaret Jain

Quando il dito scatta

In presenza di infiammazioni la guaina aumenta di volume, così da rendere più difficoltoso il passaggio e lo scorrimento del tendine all’interno delle pulegge. Si avrà quindi una sensazione di rigidità, difficoltà nella chiusura e nell’apertura del dito, fino ad arrivare ad un vero e proprio scatto se presente un nodulo che impedisce lo scorrimento del tendine. Quando si parla di dito a scatto la sede tipica della stenosi responsabile dello scatto è la puleggia A1, ovvero la puleggia anulare che è posizionata alla base delle dita, nello specifico sul metacarpo.

 

Essentials of Musculoskeletal Care, ed 4. Rosemont, IL, American Academy of Orthopaedic Surgeons, 2010. © JF Sarwark, ed

 

L’infiammazione è indice di un evento acuto ma nell'ambito dell’arrampicata è verosimilmente preceduta da sindromi da sovraccarico trascurate, magari esacerbate da gesti improvvisi e inaspettati o sessioni particolarmente intense. 

È colpa dell’arrampicata?

Non mi piace mai colpevolizzare un’unica attività, a meno che via sia una chiara e diretta relazione di causa effetto. Per fortuna, la realtà è più complessa di così. È sempre importante considerare che la patologia va valutata nel suo insieme e ogni climber, oltre ad essere tale, è anche un lavoratore, magari un musicista, una persona con una vita e numerose attività al di fuori dell’arrampicata. Di conseguenza, bisogna analizzare ogni caso come a sé stante. Questo ragionamento può sembrare noioso, ma di sicuro è il modo più onesto di approcciarsi alla realtà delle cose.

Fatta questa doverosa premessa va considerato che l’arrampicata è un’attività che coinvolge enormemente il sistema dei tendini flessori delle dita, con carichi e compressioni dirette sulle prese.  Esistono inoltre adattamenti morfologici specifici osservati nei climber di alto livello, come l’aumento di diametro dei tendini flessori e l’ispessimento delle pulegge. 

È vero che non è possibile stabilire una relazione causale con l’incidenza del famoso scatto e che i tendini si inseriscono all’interno di un sistema dinamico che risponde e si adatta agli stimoli che riceve, ma personalmente quando mi trovo di fronte alla presenza di un dito a scatto in climber esperti e di vecchia data, prendo sempre in considerazione questi fattori. 

Nell’analisi e nell’identificazione dei meccanismi scatenanti e dei fattori contribuenti l’attività in parete avrà sicuramente un grande peso, così come la pratica di altre attività sportive o complementari che richiedono impugnature vigorose (come ad esempio i bilancieri).

Cosa fare

Questo è uno di quei casi in cui togliere è più utile che aggiungere. 

Viene spesso spontaneo pensare all’esercizio miracoloso o al nuovo protocollo di allenamento in grado di guarire o rinforzare le dita, ma in presenza di infiammazioni è importante eseguire uno scarico delle attività che provocano e contribuiscono alla stessa. Sarà utile quindi adattare momentaneamente gli allenamenti evitando prese che vanno direttamente a “schiacciare” od aumentare la frizione del tendine in questione (come, ad esempio, svase e crimp o utilizzo di bilancieri). 

Vi porto l’esempio di un mio paziente che ha gestito il suo dito a scatto con una analoga modifica dell’allenamento, oltre che alla modifica di altre attività quotidiane (nel suo caso momentanea modifica dell’impugnatura delle pinze che utilizzava a lavoro). Abbiamo inoltre inserito un tutore funzionale che ho direttamente modellato sul suo dito per impedire lo scatto continuo e permettere il normale utilizzo del dito. Successivamente alla risoluzione della fase acuta e sulla base dell'andamento dei sintomi abbiamo re-inserito in modo graduale le varie tipologie di presa e aumento del volume, con tutti gli accorgimenti di cui ho parlato in uno specifico articolo.

Il mio consiglio è, in presenza di dolore, impedimento funzionale o scatti patologici del dito, di eseguire una valutazione dal medico specialista, che potrà identificare la causa del problema e indirizzarvi al trattamento più adeguato.