Essentials of Musculoskeletal Care, ed 4. Rosemont, IL, American Academy of Orthopaedic Surgeons, 2010. © JF Sarwark, ed
Diamoci tempo, un allenamento in più non ci farà diventare Adam Ondra
Dito a scatto, non pensiamo subito alle pulegge? © VDiff Climbing
Yannick Flohé su Excalibur 9b+ © @crimp flims
Hai scalato un weekend intero, hai chiuso il tuo progetto dopo svariati tentativi, sei felice. Scendi dal blocco, ti concedi una meritata cena in rifugio con i tuoi compagni quando ti accorgi che il tuo dito scatta alla base ogni volta che lo pieghi e lo ridistendi. Senti dolore, il dito appare più gonfio e fa male proprio in corrispondenza dei tendini flessori. Il pensiero ricade automaticamente sulle famose lesioni delle pulegge, temute da ogni climber.
E se invece non fosse una lesione della puleggia?
Un breve ripasso
Per capire di cosa si tratta dobbiamo ripassare l’anatomia della mano e comprendere la diversità e la complessità delle strutture che compongono il canale digitale. Esso è delimitato dal sistema delle pulegge, anelli fibrosi che contengono e guidano i tendini nel loro movimento.
All’interno delle pulegge scorrono i tendini flessori profondo e superficiale delle dita, a stretto contatto l’uno con all’altro. I tendini sono inoltre ricoperti dalla guaina sinoviale, una doppia membrana che avvolge i tendini e ha la funzione di facilitare il movimento grazie al liquido sinoviale che è presente al suo interno.
Jam Injuries of the Finger © Katherine H. Carruthers, M. Skie, Margaret JainQuando il dito scatta
In presenza di infiammazioni la guaina aumenta di volume, così da rendere più difficoltoso il passaggio e lo scorrimento del tendine all’interno delle pulegge. Si avrà quindi una sensazione di rigidità, difficoltà nella chiusura e nell’apertura del dito, fino ad arrivare ad un vero e proprio scatto se presente un nodulo che impedisce lo scorrimento del tendine. Quando si parla di dito a scatto la sede tipica della stenosi responsabile dello scatto è la puleggia A1, ovvero la puleggia anulare che è posizionata alla base delle dita, nello specifico sul metacarpo.
Essentials of Musculoskeletal Care, ed 4. Rosemont, IL, American Academy of Orthopaedic Surgeons, 2010. © JF Sarwark, ed
L’infiammazione è indice di un evento acuto ma nell'ambito dell’arrampicata è verosimilmente preceduta da sindromi da sovraccarico trascurate, magari esacerbate da gesti improvvisi e inaspettati o sessioni particolarmente intense.
È colpa dell’arrampicata?
Non mi piace mai colpevolizzare un’unica attività, a meno che via sia una chiara e diretta relazione di causa effetto. Per fortuna, la realtà è più complessa di così. È sempre importante considerare che la patologia va valutata nel suo insieme e ogni climber, oltre ad essere tale, è anche un lavoratore, magari un musicista, una persona con una vita e numerose attività al di fuori dell’arrampicata. Di conseguenza, bisogna analizzare ogni caso come a sé stante. Questo ragionamento può sembrare noioso, ma di sicuro è il modo più onesto di approcciarsi alla realtà delle cose.
Fatta questa doverosa premessa va considerato che l’arrampicata è un’attività che coinvolge enormemente il sistema dei tendini flessori delle dita, con carichi e compressioni dirette sulle prese. Esistono inoltre adattamenti morfologici specifici osservati nei climber di alto livello, come l’aumento di diametro dei tendini flessori e l’ispessimento delle pulegge.
È vero che non è possibile stabilire una relazione causale con l’incidenza del famoso scatto e che i tendini si inseriscono all’interno di un sistema dinamico che risponde e si adatta agli stimoli che riceve, ma personalmente quando mi trovo di fronte alla presenza di un dito a scatto in climber esperti e di vecchia data, prendo sempre in considerazione questi fattori.
Nell’analisi e nell’identificazione dei meccanismi scatenanti e dei fattori contribuenti l’attività in parete avrà sicuramente un grande peso, così come la pratica di altre attività sportive o complementari che richiedono impugnature vigorose (come ad esempio i bilancieri).
Cosa fare
Questo è uno di quei casi in cui togliere è più utile che aggiungere.
Viene spesso spontaneo pensare all’esercizio miracoloso o al nuovo protocollo di allenamento in grado di guarire o rinforzare le dita, ma in presenza di infiammazioni è importante eseguire uno scarico delle attività che provocano e contribuiscono alla stessa. Sarà utile quindi adattare momentaneamente gli allenamenti evitando prese che vanno direttamente a “schiacciare” od aumentare la frizione del tendine in questione (come, ad esempio, svase e crimp o utilizzo di bilancieri).
Vi porto l’esempio di un mio paziente che ha gestito il suo dito a scatto con una analoga modifica dell’allenamento, oltre che alla modifica di altre attività quotidiane (nel suo caso momentanea modifica dell’impugnatura delle pinze che utilizzava a lavoro). Abbiamo inoltre inserito un tutore funzionale che ho direttamente modellato sul suo dito per impedire lo scatto continuo e permettere il normale utilizzo del dito. Successivamente alla risoluzione della fase acuta e sulla base dell'andamento dei sintomi abbiamo re-inserito in modo graduale le varie tipologie di presa e aumento del volume, con tutti gli accorgimenti di cui ho parlato in uno specifico articolo.
Il mio consiglio è, in presenza di dolore, impedimento funzionale o scatti patologici del dito, di eseguire una valutazione dal medico specialista, che potrà identificare la causa del problema e indirizzarvi al trattamento più adeguato.