Lo stupore al Salar de Uyuni, in Bolivia © Denis Perilli
L'impollinazione, un servizio ecosistemico di approvvigionamento fondamentale © Mattia Corsato
Sui ghiacciai a cavallo fra Italia e Svizzera, in cammino su una enorme riserva d'acqua dolce © Denis Perilli
Il benessere spirituale e fisico che si ritrova camminando in montagna © Denis Perilli
Imparare dalla natura è un servizio ecosistemico culturale © Lisa Perilli
Pur essendo spettacolare un bosco monospecifico è relativamente povero di biodiversità © Denis Perilli
Le coltivazioni se attuate con criterio possono mantenere alta la biodiversità © Denis Perilli
La biodiversità si misura anche dal numero di specie presenti in un ambiente. Orchidea © Denis PerilliCi sono parole che in certi periodi storici sono sulla bocca di tutti, per poi sfumare e sparire nel nulla. Mode temporanee, a volte create ad arte, discorsi generati da eventi particolarmente incisivi nella coscienza collettiva. Il vocabolo biodiversità sarà uno di questi? Ne parleremo in tv, sui giornali, alle conferenze per qualche anno e poi ce ne dimenticheremo? Forse no, e proviamo a capire il perché.
Biodiversità: un termine abusato o sottostimato?
Di biodiversità si discute ufficialmente solo dal 1988, anno in cui l’entomologo Osborne Wilson abbreviò e unì “biological diversity” in un suo saggio. La rilevanza globale arrivò qualche anno dopo, nel 1992, a Rio de Janeiro nel summit della Terra delle Nazioni Unite, con l'istituzione della convenzione sulla diversità biologica.
Ma cos’è la biodiversità? Verrebbe da definirla come “la varietà delle forme di vita” del Pianeta, ma bisogna poi sviscerarla nei suoi significati principali, che esulano comunque dai molteplici risvolti etici, economici e funzionali che ne derivano a cascata e che son materia di specialisti di settore.
Sono tre i livelli universalmente riconosciuti in cui possiamo scindere il concetto:
- diversità genetica. La varietà all’interno della singola specie, quello che rende gli individui unici e permette alla stessa di adattarsi ai cambiamenti e di evolversi.
- diversità di specie. L’abbondanza e il numero di specie presenti in un ambiente, una regione, un continente, ecc.
- diversità di ecosistemi. La varietà di habitat naturali (foreste, oceani, deserti, ecc.) e la complessa rete di interazioni che esista fra viventi e ambiente che li ospita.
Pur essendo spettacolare un bosco monospecifico è relativamente povero di biodiversità © Denis PerilliPerché è importante che ci sia un elevato livello di biodiversità? Per dare più soluzioni. Un esempio pratico ce l’ha fornito la Tempesta Vaia mostrandoci che l’arrivo di un problema può essere fatale se un bosco, ad esempio, è composto da alberi di una sola specie. L’abete rosso, dominante, avendo radici poco profonde, ha mostrato resistenza nulla ai forti venti. Non serve essere esperti per accorgersi che i larici, con radici più ancorate, non hanno avuto particolari danni e sono rimasti incolumi o quasi. Questa situazione ci guida anche verso altri scenari, quelli che pongono l’uomo quale “riduttore” di biodiversità. L’ha fatto con gli alberi, per incrementare la produzione di legno, ma lo attua anche nella selezione degli ortaggi, dei frutti, degli animali da allevamento, sempre nell’ottica di abbassare il costo aumentando la produzione. Ecco quindi che il concetto di biodiversità viene sovente abbinato alle questioni alimentari e monetarie, portando con sé un errore concettuale che lo estrae dal contesto originario ma che segue le stesse regole: se c’è un problema, una maggior biodiversità è l’unica in grado di pescare un’ancora di salvataggio fra le sue molteplici soluzioni.
I territori montani, per loro conformazione geografica e orografica sono fra più ricchi di biodiversità.
Imparare dalla natura è un servizio ecosistemico culturale © Lisa PerilliI servizi ecosistemici: quanta abbondanza
Gli ambienti naturali ci forniscono una serie quasi infinita di vantaggi solo per il semplice fatto “che esistono”, eppure noi non ci pensiamo quasi mai, non ce ne rendiamo conto. Sono semplicemente gratuiti! Vengono definiti servizi ecosistemici e possono essere inquadrati in quattro categorie principali:
- di supporto. Sono quelli che creano le basi per gli altri servizi; per fare degli esempi potremmo citare la fotosintesi, la creazione del suolo, il ciclo dei nutrienti, il flusso di energia.
- di approvvigionamento. Sono le materie prime o i prodotti ottenuti dagli ecosistemi (cibo, sostanze base per farmaci, acqua potabile, legname, ecc.).
- di regolazione. Sono i benefici ottenuti dal funzionamento degli ecosistemi (assorbimento dell’anidride carbonica, purificazione di acqua ed aria, mitigazione delle alluvioni, rallentamento degli incendi, ecc.).
- culturali. Benefici non materiali quali il relax, il benessere spirituale, l’ispirazione artistica, ecc.
La biodiversità e i servizi ecosistemici sono strettamente correlati fra loro, maggiore è il livello della prima e maggiore sarà la varietà e la tipologia dei secondi.
Il benessere spirituale e fisico che si ritrova camminando in montagna © Denis Perilli
Le coltivazioni se attuate con criterio possono mantenere alta la biodiversità © Denis PerilliTutto ciò ha un valore economico?
Da qualche anno si è capito che se si assegna un prezzo a questi beni “invisibili” si è in grado di inserirli in contesti politici e decisionali. Cosa di non poco conto! In poche parole ora si può parlare di un capitale naturale e nuove frontiere si sono aperte e continuano ad evolversi con la creazione di indici, di metodi di valutazione e con la formazione di figure professionali preparate a gestire questa nuova visione finanziario-sostenibile.
Il Valore Economico Totale (VET) si articola in Valore d’uso diretto (cibo, legname, materie prime, ecc.) e Valore d’uso indiretto (vantaggi dei processi naturali, quali lo stoccaggio del carbonio, la protezione idrogeologica, ecc.). Sono stati introdotti pure concetti come il Valore di non uso (conservazione di un ecosistema) e il Valore di lascito (tutela per le generazioni future).
Per quantificare questi valori si utilizzano tre approcci principali: un metodo basato sui prezzi di mercato, uno basato sui costi evitati o di sostituzione (quanto la società avrebbe dovuto spendere per quel servizio con metodi artificiali) e uno, più complesso che si basa sulle preferenze dichiarate (simulazione di un ipotetico mercato con sondaggi per stimare la Disponibilità a Pagare – DAP – per proteggere un ecosistema o la Disponibilità ad Accettare – DAA – un risarcimento per la sua perdita).
Nel nostro Paese questi complessi parametri sono studiati, monitorati e organizzati per azioni concrete dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Per approfondimenti: www.isprambiente.gov.it