Rullino ritrovato sulla Torre di Jesi © Archivio personale Lorenzo Rossetti
Frasassi © Archivio personale Lorenzo Rossetti
Tiziano Cantalamessa nella diapositiva originale © Archivio personale Lorenzo Rossetti
Tiziano Cantalamessa nella diapositiva modificata da Paolo Bacchi con l'IA © Archivio personale Lorenzo Rossetti
Tiziano Cantalamessa nella diapositiva originale © Archivio personale Lorenzo Rossetti
Lorenzo Rossetti e Paolo Bacchi © Archivio personale Lorenzo Rossetti
Macchina fotografica Nikon e diapositive stampate © Renata Nardinocchi
Da sinistra: Lorenzo Rossetti, Paolo Bacchi, Renata Nardinocchi, Valentina e Riccardo Cantalamessa © Archivio personale Paolo Bacchi
Screenshot dell'intervista © Paolo Bacchi
Torre di Jesi © Lorenzo Rossetti
Da sinistra: Paolo Bacchi, Franchino Franceschi e Lorenzo Rossetti © Archivio personale Paolo Bacchi
Quarant'anni fa Tiziano Cantalamessa ha perso un rullino Kodak per diapositive tra le rocce della Torre di Jesi a Frasassi. Non si possono contare le persone che, da allora, hanno scalato in quella zona, ma neanche gli animali che l'hanno abitata o i venti che l'hanno visitata. Eppure, il rullino è rimasto inosservato sotto le rocce fino allo scorso aprile, quando Lorenzo Rossetti, un esperto geologo e, da oggi anche “trovatore di rullini”, l'ha adocchiato e portato in salvo dalle intemperie. Un ritrovamento casuale, che ha chiuso un capitolo e ne ha aperto un altro. Questo infatti è l'inizio di una vicenda in cui il passato fa solo da cornice.
Il ritrovamento del rullino
A raccontarci la storia sono i protagonisti in una call su whatsapp, un lunedì mattina: Lorenzo Rossetti, Paolo Bacchi, Renata Nardinocchi, Valentina e Riccardo Cantalamessa. Gli ultimi due non erano presenti ma ci hanno risposto con un testo scritto. Paolo è un film maker di Fabriano, Renata, Valentina e Riccardo sono la moglie e i figli di Tiziano Cantalamessa. Una call in cui si sono alternati momenti di commozione, complicità e tanto divertimento.
Lorenzo, oltre a essere geologo, è un esplosivista che fa demolizioni controllate. Un paio di anni fa si è bloccato per un'ernia e da qualche mese ha recuperato al 100% l'uso della gamba destra. Nel frattempo ha iniziato a leggere libri sul mondo dell'arrampicata, ed è proprio questo suo interesse che gli ha permesso di trovare il rullino: "Ad aprile sono salito sulla Torre di Jesi almeno una quindicina di volte; un giorno ho portato il libro 'Lo Zen e l'arte di scalare le montagne' di Luigi Mario. Per proteggerlo dalle intemperie, ho costruito un muretto a secco, e sollevando i massi è venuto fuori il rullino nella sua custodia. Ero a circa 500/600 m.s.l.m., in cima alla Torre".
Pensava di avere tra le mani un rullino dell'amico Paolo, che dodici anni prima, proprio lì, aveva girato un documentario con degli amici, utilizzando anche macchinette analogiche. "Quel giorno non ho fatto particolare attenzione al rullino, ho pensato fosse di Paolo e che sarebbe stato bello per lui rivedersi nelle foto degli anni passati". Sullo stato di conservazione è lapidario nel non riconoscere particolari meriti al luogo del ritrovamento: "Da qualsiasi altra parte si sarebbe conservato meglio che lì. Era nei pressi di una guglia da dove si vede il canyon a 360°. Osservo spesso quella zona con il teleobiettivo: è sempre ventosa, anche quando tutto intorno c'è aria fermissima. E poi il coperchio era mangiucchiato per colpa di un roditore o di un rapace".
Una caccia al tesoro
Il rullino, però, non era di Paolo. Nonostante questo, è stata la persona giusta a cui consegnarlo. Ci racconta: "Quando i miei amici mi hanno detto che il rullino non era loro, si è aperta la caccia al tesoro. Faccio il film maker da 18 anni e nella vita non ho mai cancellato un singolo file o una sola cassetta: mio nonno era un fotografo che durante la guerra volava sulle linee nemiche per scattare; mio padre era appassionato di foto e video. Io sono cresciuto a pane, rullini e diapositive. Sentivo la responsabilità nei confronti di chi aveva perso questo rullino. La storia che ne sarebbe uscita, sarebbe stata bella anche se il rullino fosse stato lì da un mese. E invece stava lì da 40 anni!".
E quindi la domanda rimaneva: di chi era il rullino? Per rispondere, Paolo ha fatto sviluppare le diapositive. Alcune sono uscite vuote, altre nere, su altre le immagini erano danneggiate. Tra tutte quelle rovinate irrimediabilmente dal tempo, ce ne erano alcune che restituivano qualcosa: non erano nitide, lo sfondo era verde ed erano infestate di puntini neri. Ma si vedevano chiaramente i contorni di un gruppo di scalatori sulle rocce. Ci dice Lorenzo: "Alcune foto sono state scattate nella falesia di Rosara (frazione di Ascoli Piceno, ndr): gli arrampicatori sono veri fuoriclasse. In alcuni scatti si vede che stanno facendo una via di 7B anche abbastanza bulderosa. Ed è anche evidente che le inquadrature sono realizzate da persone con occhio allenato all'arrampicata".
Per rendere le immagini più visibili, Paolo ha utilizzato l'intelligenza artificiale che, spiega, lì dove non ha informazioni, "inventa", cioè associa immagini più o meno famose: "È corretto dire che le persone in foto non le abbiamo riconosciute grazie all'IA, anzi! Qualche volta ci ha anche distratto dalla nostra ricerca". Ed è con queste foto ritoccate che Paolo ha pubblicato un video sui social con un appello a riconoscere le persone nelle diapositive. Un video diventato virale in pochissimo tempo: "L'ho pubblicato alle 18.30 di un giovedì sera e sono andato a fare un giro in bici. Al rientro il telefono segnava più di 250.000 visualizzazioni, e avevo ricevuto già qualche messaggio in cui venivano identificate le persone".
I protagonisti delle diapositive
Dopo diversi messaggi, ricerche, verifiche e controverifiche, il responso definitivo sui protagonisti degli scatti è stato questo: Tiziano Cantalamessa, Franchino Franceschi, Annarita Tomboletti e Franco Farina. Tiziano, classe 1956, di Ascoli Piceno, uno degli alpinisti più forti degli Appennini. Presidente del soccorso alpino, soprannominato il "Bonatti del Centro Sud", è famoso soprattutto per le salite sul Paretone del Corno Grande, al Gran Sasso, e per aver aperto vie di arrampicata sugli Appennini.
Renata ha visto subito il video, e mentre racconta la sua storia, le parole lasciano il posto ad un silenzio denso di emozione: "Il 12 maggio c'è stata la commemorazione della morte di Tiziano, e sul gruppo Facebook "Federazione Montanari" è stato fatto un encomio con una citazione tratta dal libro "Tu non conosci Tiziano" di Massimo Marcheggiani. Io ho ringraziato e da allora ricevo le notifiche del gruppo. Quando Paolo ha pubblicato il video, mi è arrivata l'ennesima notifica dal canale: la apro e c'era questo video. Ho visto Tiziano, e poi Franchino, di cui c'era un primo piano perfetto, e un amico di Frascati, Franco Farina. Quest'ultimo avrebbe potuto fotografarlo solo Tiziano, così non ho avuto più dubbi che il rullino fosse suo e ho scritto a Paolo". Le fa eco Paolo: "Non ho letto il suo messaggio privato su Ig, solo quello su Facebook. E per noi la storia si era conclusa. Dovevamo solo incontrarci per chiudere il cerchio".
Persone che si stavamo cercando senza saperlo. Infatti continua Renata: "Tutto questo è successo perché Tiziano si è perso il rullino. Ma questa storia è straordinaria perché ha avuto uno sviluppo indipendente rispetto a quella di mio marito. E questo è stato possibile grazie alla sensibilità e alla curiosità di Lorenzo e Paolo. Oggi tutti conoscono la storia del rullino, ma di questi, pochi sanno chi è Tiziano".
I luoghi delle foto
Renata non ricorda se Tiziano le abbia mai raccontato di aver perso un rullino: "Sono passati 40 anni, non posso ricordarmelo. Anche perché per lui queste situazioni erano quotidiane". Le foto ritraggono Tiziano e i suoi colleghi in momenti sportivi e più intimi alla fine degli anni Ottanta. Ce li racconta Lorenzo: "Ci sono foto in Val Badia, a Rosara, e durante un'esercitazione del soccorso alpino. Secondo alcune ricostruzioni dei partecipanti dell'epoca, l'elicottero partiva da Pratica di Mare, si fermava a Castelletta (una frazione di Fabriano, ndr) per l'esercitazione e sulla Torre di Jesi venivano fatti degli sbarchi".
L'incontro tra Renata, Lorenzo e Paolo
La macchinetta con cui sono stati fatti gli scatti è una Nikon, che oggi è conservata a casa di Valentina. È proprio qui che Renata, Riccardo, Lorenzo e Paolo si sono incontrati. Ce ne parla Paolo: "Noi già ci sentivamo per telefono. Quando ci siamo visti sulle scale, c'è stato questo abbraccio bellissimo. Abbiamo ascoltato tutta la sera Renata e Franchino che raccontavano le avventure in parete di Tiziano. Mi sono sentito un privilegiato. Non conoscevo Tiziano e mi sono ritrovato a casa sua a godere delle sue storie".
La testimonianza di Valentina e Riccardo
Valentina ha 34 anni, e ne aveva 7 quando il padre è morto. Lo sta conoscendo grazie a tutte le testimonianze che la famiglia ha raccolto in questi 27 anni. Ci racconta: "Una mia amica mi ha mandato il video incuriosita, senza sapere cosa ne sarebbe uscito fuori. Io non ho riconosciuto subito mio padre, ma davanti ad una foto ho avuto un brivido. Il giorno dopo mia madre mi ha detto che il rullino di babbo era stato ritrovato a Frasassi! Siamo stati raggiunti da messaggi e dalla commozione di tantissime persone. Ho subito pensato alla potenza con cui mio padre è riuscito a movimentare cielo e terra. Nonostante sia morto da 27 anni, lui continua a farsi sentire. Chi ci ama è presente dentro e fuori, anche se non lo vediamo".
Riccardo ha occhi chiari, è alto e riccio, ricorda Tiziano nell'aspetto. Aveva 14 anni quando è morto il padre, ed era lui a sentirlo più spesso quando era fuori per le sue spedizioni. Si presenta subito con toni ironici: “Ho 11 anni e vivo da solo da 10! Al di là dell'ironia, non è facile parlare in modo conciso di questa vicenda. Ci sarebbero una vita di emozioni da spiegare! Il video me l'hanno girato diversi amici e sono rimasto sbalordito dall'assurdità della storia. È un ritrovamento surreale e, per quanto io sia scettico, non posso non considerarlo come un segno della presenza di mio padre. Questo rullino ha portato a galla una serie di intrecci incredibili tra i componenti della vicenda. Lorenzo lavorava in un cantiere con un mio cugino, mentre Paolo ha girato un video sulla snackline anni prima, nello stesso punto in cui è stato trovato il rullino. Eppure noi non ci conoscevamo! E oggi ci scopriamo uniti come da qualcosa di trascendentale. E parlo sempre da scettico!”
Le diapositive in buono stato sono 36. Valentina ci dice: "Ancora non so cosa vorrà farne mia madre. Per ora stanno a casa mia a ricordarmi di quanto può essere forte l'amore". Renata neanche ha una risposta: "Per ora stanno da Valentina perché mi sto trasferendo, poi ci penserò".
Onda mediatica
La storia ha fatto il giro dell'Italia, ma anche del mondo: sono usciti articoli in diversi stati, tra cui la Germania, su Bild e in Argentina, dove Tiziano ha dei cugini a Buenos Aires. L'onda mediatica ha raggiunto sia Paolo sia Lorenzo. Paolo viene contattato in quanto "esperto di intelligenza artificiale", mentre Lorenzo è diventato il "geologo del rullino".
Tu non conosci Tiziano
Prima di salutarci, Renata ci racconta un aneddoto su Tiziano e sul titolo del libro di Margheggiani "Tu non conosci Tiziano": "Durante un'esercitazione del soccorso alpino, mio marito ha interpretato il ruolo della vittima, e mentre veniva trasportato in barella in parete, è stato colpito da una pietra che gli ha rotto sia il casco sia il cranio. In ospedale il chirurgo mi ha detto che non sarebbe tornato normale perché aveva delle pietre nel cervello. E io ho pensato "Tu non conosci Tiziano". Io sapevo che quello era un incidente gravissimo ma dopo poco lui già portava la macchina e si era ripreso al 100%. Alla prima visita di fisioterapia ci hanno detto che, straordinariamente, non servivano terapie, potevamo tornare a casa".
Tra passato e presente
L'intervista finisce tra grandi sorrisi e la sensazione di avere tra le mani un vecchio album fotografico impolverato: si apre e, con stupore, non ci sono solo immagini del passato, ma anche pellicole a specchio che riflettono la storia di chi vive e non smette di ricordare, di chi non conosce eppure si sofferma, ascolta e si mette a cercare. È in questi riflessi che la memoria non è più nostalgia ma diventa qualcosa di vivo: una storia di presenza, di cura e di condivisione.
Il dubbio che resta alla fine è legittimo: chissà se Tiziano Cantalamessa ha perso altri rullini durante le sue spedizioni, e chissà se nuovi ritrovamenti intrecceranno ancora il suo nome con avventure tanto vertiginose quanto commoventi.