Nuova diga in Valsessera, allarme per le gravi conseguenze ambientali

Verrebbe allagata un’area boschiva tutelata a livello europeo. Nessun beneficio per le comunità locali, alle quali sarebbero sottratte considerevoli risorse idriche

Ponte Babbiera Valsessera

Il ponte della Babbiera sul torrente Sessera, poco a valle della diga in progetto © Massimo Biasetti

La costruzione di una nuova diga che comporterebbe l’allagamento di una vasta area boschiva nelle valli del Sessera e del Dolca, per prelevare acqua da destinare all’irrigazione delle risaie del Biellese e del Vercellese. È questo il progetto proposto dal Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese, attualmente in fase di istruttoria presso il ministero dell’Ambiente. Un progetto che ha visto, nei giorni scorsi, la ferma contrarietà espressa in un comunicato dalle Sezioni Cai di Mosso, Trivero, Valsessera e Biella.

Risorse idriche per le risaie di pianura

«Stiamo parlando di un’idea progettuale ventilata dal consorzio fin dagli anni ’80, a cui è seguita, nel 2009, l’avviamento di una procedura di Valutazione di impatto ambientale. La costruzione di questa diga viene motivata dalla presunta carenza idrica di cui soffrirebbero le risaie della pianura. Uso il termine “presunta”, perché il riso è sempre stato coltivato, anche negli anni interessati da una maggiore siccità, come il 2003», spiega il presidente del Cai Trivero Massimo Biasetti, geologo ed ex sindaco della località piemontese. «Questo progetto prevede la realizzazione di una condotta per portare l’acqua fino a Rovasenda, in pianura. Acqua che, durante il tragitto, sarebbe utilizzata anche per produrre energia elettrica grazie alla realizzazione di qualche centralina».
Biasetti ricorda che qui è già presente una diga alta 44 metri, realizzata nei primi anni ’60 alla confluenza dei torrenti Sessera e Dolca. «Questa diga, che verrebbe demolita, ha un bacino artificiale di un milione e mezzo di metri cubi d’acqua. Quella nuova, da costruire 200 metri più a valle, sarebbe alta 94 metri e porterebbe la capienza dell’invaso a 12,4 milioni di metri cubi d’acqua».

Diga delle Mischie Valsessera

La diga esistente, detta diga delle Mischie, in quanto ubicata alla confluenza di Sessera e Dolca © Massimo Biasetti

L’allagamento di un’area boschiva protetta e l’impatto del cantiere

Il motivo della contrarietà delle quattro Sezioni Cai è presto detto: l’area che verrebbe allagata gode di una tutela a livello europeo. È infatti classificata come Sic (Sito di interesse comunitario). «La Valsessera si estende per circa 100 km2, la montagna più alta raggiunge i 2600 metri circa», continua Biasetti. «È poco conosciuta e poco abitata per la difficoltà di accesso: è infatti profondamente incisa e non esiste una strada che ne percorre il fondovalle. Per accedervi bisogna entrare da sopra, attraverso le bocchette. Per costruire la prima diga, venne realizzata una strada percorribile solo con i fuoristrada. Il materiale venne trasportato a fatica, utilizzando un Leoncino (autocarro prodotto negli anni ’50 e ’60, ndr)».
Per la costruzione della nuova diga, oggi,

«si vuole realizzare una galleria di 4 km che dalla frazione di Masseranga arriverebbe alla centrale idroelettrica del Piancone. Qui sarebbe allestito un primo cantiere, che avrebbe un grosso impatto ambientale. Bisognerebbe infatti tombinare il torrente Sessera per ottenere una superficie pianeggiante sufficientemente ampia e poi realizzare una lunga teleferica per portare il materiale di costruzione fino alla diga».

Le parole di Biasetti vogliono evidenziare due punti critici. Innanzitutto, il danno ambientale causato dal cantiere, in termini di interventi invasivi, inquinamento e disturbo della fauna selvatica. A esso subentreranno poi, a lavori finiti, le conseguenze dell’allagamento di una porzione considerevole di territorio forestale protetto, in una delle maggiori aree di wilderness dell’Italia settentrionale. Questi punti sono evidenziati nel comunicato citato sopra, per motivare la contrarietà alla diga espressa dalle quattro Sezioni Cai.

Valsessera

La morfologia della valle, profondamente incisa, con-versanti acclivi e fondovalle stretto © Massimo Biasetti

Nessun beneficio per le comunità locali

Inoltre, Biasetti ricorda come il giudizio di compatibilità ambientale risalga al dicembre 2014.

«In questi sei anni il consorzio non ha ottemperato alle prescrizioni per la redazione e il deposito del progetto esecutivo, facendo così scadere la Via. Sembrava tutto fermo. Le risorse in arrivo dall’Europa con il Recovery Fund hanno riacceso gli entusiasmi, visto che per la Regione Piemonte il progetto è finanziabile. Noi invece non capiamo come il consorzio possa ottenere i finanziamenti: la Via è scaduta e il progetto non c’è. Dovrebbero ricominciare l’intero iter da capo».

Il presidente del Cai Trivero sottolinea anche l’assenza di benefici per le comunità locali, alle quali, di contro, verrebbero sottratte importanti risorse idriche.

«Senza contare i pesanti danni che sarebbero arrecati all’ambiente montano. Un ambiente che perderebbe l’appetibilità per il crescente numero di persone interessate alle varie forme di turismo sostenibile, a partire dall’escursionismo. La conseguenza sarebbe togliere agli abitanti non solo l’acqua, ma anche una ipotetica nuova fonte di reddito sulla quale puntare. Ricordo che la Valsessera è un’area economicamente depressa, che ancora patisce la crisi dovuta alla chiusura delle fabbriche tessili della zona. Questo progetto rappresenterebbe una nuova batosta per le comunità locali».

Valsessera dall'alto

La valle del torrente Sessera vista dallalto

Prepotenza nei confronti della montagna

Un ultimo punto riguarda il rapporto costi-benefici della diga.

«La diga non sarebbe in grado di risolvere da sola il teorico problema della siccità per le risaie di pianura. Il costo stimato, di contro, è di 300 milioni, ma siamo sicuri che non basteranno. Un costo enorme, dunque, che darebbe in cambio un beneficio minimo. L’acqua è di tutti, certo, ma a mio parere la si può prendere quando esiste una reale necessità. E io qui non la vedo. Vedo invece una notevole prepotenza nei confronti di questo territorio, al quale verrebbero sottratte le risorse idriche. Se il progetto andasse avanti, ci troveremmo davanti a una vera forzatura, anche per la contrarietà da sempre espressa dalle comunità locali».

Torrente Sessera diga

Il torrente Sessera poco a valle del punto dove è previsto il nuovo sbarramento © Massimo Biasetti

Le parole del presidente della Cctam Raffaele Marini

Sulla questione si è espresso anche il presidente della Commissione centrale tutela ambiente montano Raffaele Marini. «Il Club alpino italiano ha recentemente preso posizione contro l’ipotesi di stanziare 1,8 miliardi di euro del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza per mille nuove dighe e invasi in montagna. Progetti come questo vanno a beneficio esclusivo della pianura e rappresentano un duro colpo alla vita dell’uomo in montagna».