'Life Predator': come contrastare il pesce siluro nei laghi prealpini

Il progetto finanziato dall'UE si pone l'obiettivo di contenere il temibile predatore acquatico alloctono nei bacini d'acqua dolce dell'Europa meridionale, grazie a diverse tecniche di cattura e a un approccio coordinato tra i vari soggetti portatori d'interesse

Il programma Life è lo strumento finanziario dell’Unione Europea interamente dedicato alla tutela dell'ambiente, alla conservazione della natura e all'azione per il contrasto alla crisi climatica. È stato attivato nel 1992 finanziando progetti locali, nazionali ed europei proposti da enti pubblici, aziende e organizzazioni non profit. Poiché un gran numero di iniziative si occupa di montagna, presentiamo quelli più significativi attualmente in corso nell’ambito della programmazione 2021-2027.

 

Le specie aliene invasive sono oggi considerate una delle principali cause di perdita di biodiversità a livello globale. In Europa il fenomeno riguarda migliaia di specie animali e vegetali migrate spontaneamente oppure introdotte, volontariamente o per errore, al di fuori del loro areale originario: dalla nutria al gambero della Louisiana, dall’ailanto alla robinia per restare tra quelli più noti. Dal 2014 un regolamento dell'Unione Europea (n. 1143/2014) impone agli Stati membri di prevenire, monitorare e contrastare queste specie, con particolare attenzione agli ambienti d'acqua dolce, tra i più vulnerabili. 

 

Contrastare un vorace predatore acquatico

In questo scenario si inserisce il progetto Life Predator per il contenimento del pesce siluro dai bacini d’acqua dolce dell’Europa meridionale e, in particolare, dai laghi di Portogallo e nord Italia. Silurus glanis – nome scientifico di quello che comunemente viene chiamato semplicemente siluro – è un grande predatore acquatico originario del bacino del Danubio. Può superare i 3 m di lunghezza e i 250 kg di peso, è stato introdotto a sud delle Alpi decenni fa per la pesca sportiva e oggi rappresenta una seria minaccia agli equilibri ecologici dei laghi prealpini per la voracità con cui si nutre delle specie autoctone. Life Predator è coordinato dall'Istituto di Ricerca sulle Acque del CNR di Verbania sotto la guida di Pietro Volta, con partner italiani, tra cui le Aree Protette delle Alpi Cozie, la Città Metropolitana di Torino e Graia Srl, portoghesi, Università di Lisbona, e cechi, Accademia delle Scienze

 

Sul versante italiano, le attività sono iniziate con una prima fase di monitoraggio e studio per valutare il quantitativo numerico di pesci siluro presenti e le abitudini della specie, anche tramite il posizionamento di trasmettitori acustici per mappare le principali aree di stazionamento dei branchi e gli spostamenti stagionali. In un secondo tempo si è iniziato con i prelievi nel Parco Naturale dei Laghi di Avigliana, nei laghi Campagna e Sirio in Provincia di Torino e nel Lago Maggiore e Lago di Comabbio sul lato lombardo. Le tecniche utilizzate hanno riguardato prevalentemente il ricorso all’elettro-pesca trasmettendo all’acqua una carica elettrica per stordire temporaneamente gli individui e raccoglierli con il retino, e alla pesca con i palamiti

 

Dopo il progetto

Ma un aspetto molto importante del Life Predator consiste nel rendere durature le azioni sul territorio, anche dopo la fine dei finanziamenti. A questo proposito si sta lavorando sulla prevenzione per diffondere tra le popolazioni locali cultura e conoscenze sull’importanza di conservare il patrimonio ecologico prezioso e delicato dei laghi con l’obiettivo di scongiurare nuove immissioni illegali. A questo proposito i partner di progetto hanno sviluppato attività educative che vengono portate nelle scuole e che prevedono anche uscite didattiche in ambiente per toccare con mano la problematica. 

 

L’altro aspetto importante riguarda il coinvolgimento dei portatori di interesse, di tutte quelle categorie di cittadini che potranno essere coinvolte attivamente nel contenimento del pesce siluro anche quando il progetto Life si concluderà. In particolare è stato coinvolto l’istituto alberghiero E. Maggia di Verbania insieme alla cooperativa sociale Il sogno di Domodossola per la sperimentazione di nuove ricette culinarie utilizzando i siluri del Lago Maggiore con l’intento di generare una filiera economica capace di stimolare i pescatori professionisti a prelevare un numero sempre maggiore predatori alloctoni. In una realtà più piccola come il Parco Naturale dei Laghi di Avigliana, l’Ente di gestione delle aree protette delle Alpi Cozie ha costituito una squadra di pescatori dilettanti che vengono coordinati dai guardiaparco durante specifiche sessioni di pesca notturna in deroga al pesce siluro e che comunicano al personale del Parco segnalazioni e catture effettuate durante la propria attività individuale. L’iniziativa è stata raccontata anche in un video

 

Da segnalare, infine, la mostra fotografica sviluppata nell’ambito del progetto Life Predator e già esposta a Varano Borghi (VA) che è stata allestita presso il Museo Regionale di Scienze Naturali a Torino e sarà visitabile fino al 14 settembre. 

 

È un cambio di prospettiva importante. Di fronte alle specie aliene invasive non esiste una soluzione unica e, soprattutto, non basta intervenire quando il problema è ormai esploso. Servono conoscenza, monitoraggio, prevenzione e collaborazione tra ricercatori, gestori delle aree protette e cittadini.