Transizione energetica e sfruttamento del territorio: i nuovi parchi eolici dell'Umbria

Tra Spoleto, Terni e Perugia sono in fase di approvazione due impianti per un totale di 16 aerogeneratori alti 206 metri l'uno. Le pale eoliche garantiranno una fornitura importante di energia "pulita", ma parte della popolazione è contraria per l'impatto sul paesaggio e per i processi decisionali, poco partecipativi

Lo scorso 8 giugno la commissione europea ha approvato un regime italiano di aiuti di Stato da 23 miliardi di euro a sostegno della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Con la costruzione di nuovi impianti, si prevede un aumento di 37,15 GW di capacità di produzione di energia elettrica. Il finanziamento potrà essere utilizzato in diversi ambiti, tra cui anche decarbonizzare i processi industriali e garantire una sufficiente capacità di produzione nel settore delle tecnologie pulite. Tutto finalizzato a realizzare la transizione verso un'economia a zero emissioni

 

Un tema spesso correlato a quello della transizione energetica è lo sfruttamento del territorio che interessa i luoghi in cui vengono costruiti gli impianti eolici o fotovoltaici. Come nel caso dell'Umbria, un territorio che, negli ultimi anni, è ampiamente interessato da importanti lavori per la costruzione proprio di parchi eolici e impianti fotovoltaici. 

Gli impianti in Umbria

Già in passato abbiamo accennato al tema parlando della cabina di trasformazione dell'alta tensione di Ferentillo, quando l'associazione ambientalista Amici della Terra ha impugnato la delibera dirigenziale che ne approvava la costruzione. Il TAR ha respinto il ricorso, dichiarandolo non tempestivo, ma l'associazione ha impugnato la sentenza al Consiglio di Stato e siamo in attesa dell'esito del secondo grado di giudizio. 

 

Come già anticipato all'epoca, sul territorio è prevista la costruzione di diversi impianti FER – Fonti di Energia Rinnovabile – in particolare nella zona di Montebibico e della Valnerina. I due progetti sono oggi in fase di VIA – Valutazione Impatto Ambientale – al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica. Il proponente è la filiale italiana del gruppo norvegese Fred. Olsen Renewables.  Si tratta dei progetti Energia Montebibico ed Energia della Valnerina
 

Il progetto Energia Montebibico

La Fred. Olsen Renewables vuole installare otto aerogeneratori – più comunemente definiti turbine o pale eoliche, ossia gli impianti che trasformano l'energia cinetica del vento in energia elettrica – alti 206 metri, di potenza unitaria di 6,2 MW per una potenza totale di 49,6 MW in località Montebibico, Castagnacupa e Catinelli (frazioni di Spoleto). Alle pale eoliche si aggiungono anche un impianto di accumulo di energia elettrica, interventi di adeguamento stradale per il trasporto delle installazioni, e opere di connessione alla rete nel comune di Ferentillo.  Tutto il progetto andrebbe a svilupparsi quindi su un'area che comprende i comuni di Spoleto e di Ferentillo.

Il progetto Energia della Valnerina

La società norvegese ha presentato un progetto per installare otto aerogeneratori anche nella Valnerina, tra i comuni di Vallo di Nera, Sant'Anatolia e Spoleto, in località Monte Galenne – Monte Pianciano, nonchè un impianto di accumulo da 12 MW e opere di connessione nel Comune di Ferentillo, in provincia di Terni. Anche in questo caso, le strutture sarebbero alte 206 metri, e avrebbero una potenza unitaria di 7,2 MW e una complessiva di 57,6 MW.

Costruzione dei parchi eolici industriali

Come si legge nello studio di impatto ambientale del progetto Energia della Valnerina, "gli aerogeneratori saranno collegati tra di loro tramite un cavidotto a media tensione – MT – che convergerà in una cabina di raccolta. Da questa partirà il tracciato del cavidotto interrato in media tensione ‘esterno’, che raggiungerà la stazione elettrica di trasformazione 30/132 kV di progetto. Quest'ultima è collegata ad un antenna a 132 kV sulla futura stazione elettrica prevista nel comune di Ferentillo. Il cavidotto sia interno che esterno segue prevalentemente strade e piste esistenti o di progetto; tuttavia, per determinati tratti di accesso alle torri si sviluppa su terreni".

 

"Il cavidotto sia interno che esterno segue prevalentemente strade e piste esistenti o di progetto; tuttavia, per determinati tratti di accesso alle torri si sviluppa su terreni". Dallo studio di impatto ambientale

La costruzione dei parchi eolici non riguarda quindi solo il suolo sul quale sorgeranno gli aerogeneratori, ma coinvolgerà anche il territorio circostante, compresi terreni e strade per una distanza fino a 27 km, tanto distano Spoleto e Ferentillo. 

Perché i parchi eolici

La costruzione di questi parchi eolici rientra nel PNIEC – il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima – lo strumento di pianificazione italiano per la transizione energetica e climatica.

 

Tutti gli Stati UE redigono piani integrati per l'energia e il clima con l'obiettivo finale di evitare che la temperatura media globale salga di 1,5°C e per ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% - rispetto al 1990 – entro il 2030, come stabilito nell'Accordo di Parigi e nel piano Fit for 55. Con il PNIEC vengono posti gli obiettivi nazionali da raggiungere in tema di decarbonizzazione, efficienza energetica, sicurezza energetica, mercato interno dell'energia, ricerca, innovazione e competitività. Per l'Italia, entro il 2030, si prevede il raggiungimento del 39,4% del consumo finale lordo di energia da fonti rinnovabili, ma anche l'installazione di 131 GW di impianti a energia rinnovabile. 

 

Come si legge nel piano, nel rispetto del burden sharing regionale, ossia il principio grazie al quale l'Italia stabilisce quanta energia da FER deve essere prodotta nelle singole regioni, gli impianti potrebbero essere costruiti soprattutto al centro-sud, vista la maggiore esposizione eolica e solare.

Dati sulle rinnovabili in Italia

Secondo gli ultimi dati statistici del 2024 elaborati da Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale, in Italia sono installati impianti che sfruttano fonti rinnovabili che hanno la potenzialità di generare fino ad un totale di 74,5 GW. In un comunicato di gennaio 2026, Terna annuncia che nel 2025, invece, la capacità installata tra solare ed eolico è pari a 57,1 GW.

 

Per quanto riguarda invece la produzione nazionale lorda, nel 2024 è stata pari a 271,0 TWh – terawatt/ore – soddisfatta principalmente da fonte termoelettrica non rinnovabile (49,8%); il fotovoltaico ha coperto oltre 36,0 TWh di produzione (in aumento rispetto all'anno precedente) mentre l'eolico ha subito un decremento, e si è attestato sui 22,3 TWh. Le altre fonti sono quella idroelettrica, geotermoelettrica e le bioenergie

 

Guardando ai consumi, secondo Terna nel 2025 quelli elettrici italiani sono stati pari a 311,3 TWh, coperti al 41% da fonti rinnovabili – anche se la percentuale scende al 20% considerando trasporto e riscaldamento – al 43,8% da fonti non rinnovabili e al 15,1% dalle importazioni estere. La produzione fotovoltaica si è assestata al 25,1%. Ad aprile 2026, secondo l'ultima rilevazione trimestrale dell'operatore di rete, le fonti rinnovabili hanno già coperto il 39,3% del fabbisogno, sempre però escludendo le due voci sopra citate.

Reazioni del territorio umbro alla costruzione di impianti

Nonostante la costruzione di impianti FER sia un obbligo di legge per ridurre le emissioni in atmosfera, la popolazione delle province umbre interessate non è comunque favorevole alla realizzazione dei parchi eolici industriali sul territorio. 

 

Il 23 maggio scorso si è tenuto a Terni un convegno, promosso dall'Ordine degli Ingegneri, dal titolo Energia rinnovabile e consumo del territorio. Incontro pubblico sugli impianti eolici e fotovoltaici a Montebibico e in Valnerina. Sono intervenuti: l'ingegnere Marco Sperandei, presidente dell'Ordine degli Ingegneri; Raffaello Federighi capo gabinetto della provincia di Terni, che ha moderato l'evento; Giacomo Giujusa, architetto esperto del territorio che ha esposto le criticità ambientali e gli impatti sul paesaggio; Armando Mattioli, medico, sui possibili impatti sanitari, socio-economici e demografici degli impianti; Monica Tommasi, ingegnera e presidente dell'associazione Amici della Terra – la stessa che ha proposto il ricorso contro la costruzione della cabina di trasformazione a Ferentillo – sul rapporto tra impianti FER e governo del territorio; Marco Luigi Marchetti, avvocato, sul quadro normativo nazionale e la Legge regionale umbra 7/2025.

 

L'idea comune è che la transizione energetica non possa tradursi in una trasformazione irreversibile del paesaggio umbro. I due parchi eolici sarebbero quindi incompatibili con il contesto storico, paesaggistico e naturalistico dell'Umbria meridionale perché le pale eoliche avrebbero un forte impatto visivo sui crinali delle montagne dove vengono installati e ci sarebbe un effetto di intervisibilità delle pale di entrambi i parchi; potrebbero interferire con gli habitat naturali, le strutture carsiche, le sorgenti e gli acquiferi; ma anche avere impatti sui beni monumentali di Spoleto, tra cui il Ponte delle Torri e la Rocca Albornoziana. Infine, non sarebbe stata fatta una valutazione completa degli effetti sanitari, sociali ed economici per le comunità locali. 

 

Un altro punto sollevato durante il convegno è stato che le comunità locali starebbero subendo processi decisionali "calati dall'alto", senza un confronto con il territorio e realizzati in nome di una decarbonizzazione prioritaria rispetto a tutte le altre esigenze e valutazioni. Nel convegno è stato anche evidenziato che, lungo tutta la dorsale appenninica umbro-marchigiana sono previsti almeno 15 progetti eolici industriali, rispetto ai quai sono stati espressi dubbi sull'alterazione permanente del paesaggio della Valnerina, della Valle Umbra e delle dorsali montuose. 

Spazio alle interviste

Tra il pubblico del convegno c'era anche Cristina Zecchini, presidente della sezione CAI di Terni, che sulla questione ci racconta "Siamo allineati con il CAI nell'accettare fonti di energia alternative ma bisogna valutarne costi e benefici, valutazioni che lasciamo fare ai tecnici, ai professionisti. La nostra sezione si sta impegnando, insieme al CAI regionale, a capire la fattibilità di questi impianti, considerando sempre che l'Umbria è una regione piccola e ricca di paesi, di castelli, insediamenti medievali. Difficilmente queste infrrastrutture non andranno a nuocere all'ambiente, anche negli anni futuri. Ma stiamo valutando se i benefici saranno superiori ai danni. Per i soci, invece, la situazione è molto soggettiva. Ci sono diverse problematiche relative all'ambiente, e ognuno ne ha a cuore qualcuna".

Siamo allineati con il Cai nell'accettare fonti di energia alternative ma bisogna valutarne costi e benefici, valutazioni che lasciamo fare ai tecnici, ai professionisti.

Abbiamo intervistato anche l'ingegnera Monica Tomassi, che pone subito l'accento sulle strategie per combattere il cambiamento climatico: "Dobbiamo chiederci se tecnologie come l'eolico e il fotovoltaico sono davvero capaci di decarbonizzare l'economia. Per capirlo bisogna partire da dati oggettivi: secondo l'IEA – Agenzia Internazionale dell'Energia – le fonti fossili nel mondo si continuano ad usare sempre di più e il contributo di eolico e fotovoltaico non serve a ridurre le emissioni mondiali, che stanno aumentando il tutto il mondo. Esse contribuiscono per appena il 2% al soddisfacimento della domanda mondiale di energia primaria. In Italia contribuiscono per il 4,6% ai consumi finali grazie ai forti incentivi, e gravano ancora sulle bollette di famiglie e piccole e medie imprese. Dunque tali tecnologie possono dare un aiuto se le loro installazioni vengono ben pianificate sui territori". 

Dobbiamo chiederci se tecnologie come l'eolico e il fotovoltaico sono davvero capaci di decarbonizzare l'economia.

Sulla realizzazione degli impianti in Italia continua: "Noi di Amici della Terra riteniamo che l'eolico non sia la tecnologia adatta per l'Italia, perché la nostra terra non è paragonabile alla Germania o alla Spagna nè per ore di vento annue nè per dimensione, nè per abitanti a km2, nè per quantità di beni culturali, nè per bellezze paesaggistiche".

Entrando nello specifico degli impianti in Umbria invece dichiara: "Le strade che dovranno essere costruite per trasportare i componenti degli aerogeneratori rischiano di stravolgere la stabilità delle aree montane dell'Appennino oppure i delicati equilibri idrogeologici sull’altopiano dei Vulsini con possibili conseguenze negative sull’alimentazione idrica del Lago di Bolsena. Teniamo presente che per acchiappare il poco vento che c’è in Italia si stanno presentando progetti con aerogeneratori giganti alti tra i 200 e i 236 metri, quanto le colline che li sostengono. Per non parlare degli impatti sull’avifauna, sui chirotteri o sulla vita delle persone, che non vogliono questi impianti enormi sul territorio. Sfido chiunque a dire che il valore della propria casa non venga azzerato nel caso in cui si trovi nelle vicinanze di un impianto eolico o che le attività economiche e turistiche, faticosamente costruite in territori rurali e spesso marginali, non vengano distrutte".

 

Sui presupposti per approvare e non condannare, in quanto associazione, la costruzione di questi impianti, la dott.ssa risponde: "Gli impianti fotovoltaici potrebbero essere costruiti in adiacenza di aree industriali e sui tetti. Questo presuppone una pianificazione a livello statale e locale che non c'è. Negli ultimi 25 anni, l'Italia ha assistito ad una espansione massiccia e incontrollata di eolico e fotovoltaico con un impatto devastante su territorio, paesaggio e coesione sociale. Circa 57 GW di potenza installata al 2025 è concentrata in regioni con il più alto valore paesaggistico e agricolo tipo Sardegna, Sicilia, Puglia, Basilicata e Toscana".

 

Sulle possibili alternative all'eolico e al fotovoltaico, presenta un mix di alternative: "La transizione energetica richiede un mix di tecnologie, non una soluzione unica, e soprattutto bisogna ridurre gli sprechi. Pensiamo ad investire in efficienza energetica, ad implementare le reti di teleriscaldamenti, pensiamo ai biocombustibili, al recupero energetico dei rifiuti, all'impiego di pompe di calore, alla geotermia, ma anche ad accelerare il ritorno del nucleare". 

 

“La transizione energetica richiede un mix di tecnologie, non una soluzione unica, e soprattutto bisogna ridurre gli sprechi. Pensiamo ad investire in efficienza energetica, ad implementare le reti di teleriscaldamenti, pensiamo ai biocombustibili, al recupero energetico dei rifiuti, all'impiego di pompe di calore, alla geotermia, ma anche ad accelerare il ritorno del nucleare” Monica Tomassi

Quesiti aperti

La costruzione di parchi eolici come strumento per combattere il cambiamento climatico ed effettuare la transizione energetica apre al tema dello sfruttamento del territorio. Un territorio, con tutti gli habitat che racchiude, che rischia comunque di essere danneggiato a causa dell'inquinamento. Pertanto, quali sono i rischi maggiori per l'equilibrio ambientale, nel breve e lungo tempo: quelli derivanti dalla costruzione di tali impianti o dall'inquinamento da fonti fossili?