15.07.2023 - - - cultura alpinismo arrampicata
Con il proliferare degli schermi di ogni dimensione, le generazioni future continueranno a leggere e a scrivere libri? Da questo punto di vista gli adulti non danno un buon esempio visto che viviamo un periodo storico in cui si legge sempre meno a causa di una comunicazione sempre più agile tra siti internet specializzati e profili social a portata di un tap sullo smartphone. È probabile, quindi, che molti di coloro che stanno scorrendo questo articolo – su uno schermo ovviamente – conoscano già Federico Tomasi, bambino torinese salito alla ribalta nel 2021 per aver scalato il Cervino e il Monviso alla tenera età di 11 anni appena e il Monte Bianco dalla lunghissima via normale italiana l’anno successivo. Per chi non ne avesse ancora sentito parlare, forse è meglio così perché l’attenzione mediatica che ha circondato le imprese di Federico non è sempre stata in grado di restituirci l’immagine vera, di un ragazzino silenzioso e riflessivo, ma dotato di una passione smisurata per la montagna. Con il risultato di suscitare critiche, nelle malmostose arene social, verso i suoi genitori responsabili, secondo alcuni, di esporre il figlio agli eccessivi e diseducativi rigori dell’alpinismo. Discorsi, ovviamente, tra adulti.
Dallo scorso maggio, invece, è disponibile in libreria quella che possiamo chiamare la versione di Federico Tomasi raccolta non a caso su un supporto duraturo – il libro cartaceo – intitolato Ho fatto il solletico al cielo e pubblicato da Mondadori nella collana ElectaJunior. Un volume scritto a quattro mani con Matteo Faletti, la Guida alpina che lo ha accompagnato nelle sue ascensioni, e impreziosito dalle illustrazioni di Giulia Rossi.
La copertina del libro
È il racconto in prima persona di sua fascinazione, scoperta a 9 anni quasi per caso durante la prima ascensione oltre i 3000 metri e maturata gradualmente nonostante le difficoltà provocate dalla pandemia e dal fatto di apparire, agli occhi degli adulti, soltanto come un bambino. Lungo lo scorrere delle pagine sembra di sentire Federico mentre racconta le proprie emozioni e le proprie sensazioni al cospetto di un ambiente ostile e meraviglioso come l’alta montagna. Sono le stesse che molti alpinisti provano ancora da adulti, di fronte ai medesimi scenari maestosi e misteriosi che riportano agli istinti più profondi dell’essere umano. Quelli che spingono Federico a osservare il Monviso in lontananza e a desiderare di salirci in vetta. Quelli che suggerirono a Mallory di rispondere «Perché è lì» a chi gli chiedeva i motivi per tentare la scalata all’Everest.
Federico Tomasi con la sua famiglia sulla vetta della Rognosa del Sestriere nell'illustrazione di Giulia Rossi © Giulia Rossi
Il libro è soprattutto una lettura molto consigliata ai coetanei di Federico che, attraverso le sue parole non devono necessariamente capire la dimensione tecnica e fisica degli exploit, ma i sogni e le motivazioni che li hanno generati. Con la speranza che gli adulti di domani continueranno a leggere più dei loro genitori e a scrivere riflessioni più profonde e meditate di un post.