Pastori alleati della biodiversità nel recupero delle praterie montane

Contrastare l’avanzata degli arbusti e formare nuove generazioni di allevatori sono gli altri obiettivi del progetto europeo Life ShepForBio. La pastorizia diventare così uno strumento concreto per conservare il patrimonio ecologico della montagna.

Il programma Life è lo strumento finanziario dell’Unione Europea interamente dedicato alla tutela dell'ambiente, alla conservazione della natura e all'azione per il contrasto alla crisi climatica. È stato attivato nel 1992 finanziando progetti locali, nazionali ed europei proposti da enti pubblici, aziende e organizzazioni non profit. Un gran numero di iniziative si occupa di montagna e tra le più significative attualmente in corso -nell’ambito della programmazione 2021-2027- una in particolare si occupa di pastorizia sotto una nuova prospettiva.

IL PASCOLO come STRUMENTO DI CONSERVAZIONE 

Una prateria di montagna non è soltanto un luogo dove pascolano gli animali. È un ambiente ricco di specie vegetali, insetti e uccelli, il risultato di un equilibrio costruito nel tempo dall’interazione tra natura e attività umane. Quando il pascolo viene abbandonato, però, questo equilibrio può cambiare rapidamente: arbusti e alberi colonizzano progressivamente gli spazi aperti, modificando la vegetazione e riducendo gli habitat disponibili per molte specie. 

È su questo processo che interviene LIFE ShepForBio, un progetto europeo che mette al centro il lavoro dei pastori per conservare la biodiversità delle aree montane. Avviato nel 2021 e previsto fino al 2027, Life ShepForBio – acronimo di Shepherds for biodiversity in mountain marginal areas – interessa alcune aree dell’Appennino settentrionale, nel Parco nazionale delle foreste casentinesi, Monte Falterona e Campigna e sul massiccio del Pratomagno, tra Toscana ed Emilia-Romagna. 

L’obiettivo è migliorare lo stato di conservazione di tre habitat riconosciuti di interesse comunitario dalla direttiva habitat: le formazioni a ginepro, le praterie aride seminaturali e i prati montani ricchi di specie, compresi quelli caratterizzati dalla presenza di nardo. Sono ambienti che ospitano comunità vegetali diversificate e offrono risorse a numerosi organismi, ma che dipendono, in molti casi, dalla continuità di una gestione pastorale adeguata.

DAGLI INTERVENTI SUL TERRENO ALLA GESTIONE DEI PASCOLI 

Il progetto traduce questi obiettivi in azioni concrete. Nei siti individuati sono previsti interventi di recupero delle praterie degradate, attraverso il contenimento di arbusti e vegetazione forestale e, dove necessario, la ricostituzione della copertura erbacea mediante la diffusione di semi raccolti da popolazioni vegetali locali. Life ShepForBio affianca ai lavori di ripristino la definizione di piani pastorali, calibrati sulle caratteristiche ecologiche dei singoli siti e sulle esigenze delle aziende coinvolte. Sono inoltre previste infrastrutture funzionali al pascolo, come abbeveratoi e recinzioni, e attività di assistenza tecnica agli allevatori. L’obiettivo è rendere possibile una gestione continuativa degli animali, compatibile con le esigenze di conservazione degli habitat e con la sostenibilità economica delle aziende. Il progetto affronta anche le difficoltà legate alla convivenza con il lupo, promuovendo strumenti di prevenzione e una corretta gestione dei cani da guardiania.

FORMARE NUOVI PASTORI PER CUSTODIRE IL TERRITORIO 

La conservazione delle praterie dipende, in ultima analisi, dalla presenza di persone in grado di gestirle. Per questo una delle iniziative più significative di LIFE ShepForBio è la ShepherdSchool, una scuola dedicata alla formazione di aspiranti pastori e allevatori, pensata anche per contrastare il mancato ricambio generazionale che interessa il settore. Il percorso formativo combina lezioni teoriche e un periodo di esperienza pratica direttamente nelle aziende. 

Gli argomenti comprendono la gestione e la salute degli animali, la trasformazione dei prodotti, l’organizzazione economica dell’impresa, le tecniche per prevenire i danni da predazione e il ruolo della pastorizia nella conservazione della biodiversità. Nei primi due cicli formativi, quindici partecipanti hanno completato la formazione: tra loro, cinque hanno avviato una propria azienda, mentre altri hanno intrapreso percorsi professionali o migliorato attività già esistenti. Il progetto affianca alla formazione il sostegno alle aziende presenti sul territorio e la promozione di buone pratiche trasferibili anche ad altre aree montane europee. 

Parallelamente, il monitoraggio della vegetazione, delle orchidee, delle farfalle, degli ortotteri e dell’avifauna permette di valutare gli effetti degli interventi e di verificare se il recupero dei pascoli si traduca effettivamente in un miglioramento delle condizioni ecologiche.